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Santa Cesarea Terme

Santa Cesarea Terme, terra del salento, l’estrema punta sud-orientale d’Italia, e situata a picco sul mare a meta costa circa fra Otranto e Tricase, sullo sbocco del canale d’Otranto ove l’Adriatico si confonde col ceruleo ionio. Una scogliera calcarea brulla ma caratteristica, chiazzata qua e la dal verde chiaro dei fichi d’india e del pino d’Aleppo, e da quello cupo del carrubo e del leccio, dal mare sale in breve a gradoni e anfratti fino alla quota di circa centoventi metri, altitudine dell’altopiano superiore; essa costituisce l’ossatura del quadro: e un pezzo di Carso d’Italiana memoria, trasportato nel paese del sole e proteso, fremente verso l’altra sponda. Infatti da Santa Cesarea si vede tutta la costa albanese incoronata dall’alta giogaia degli Acrocerauni, dalla baia di Valona a quella di Santi Quaranta e al canale di Corfu, Paxo, e altri isolotti. Santa Cesarea e inoltre uno dei piu rinomati centri di cura del meridionale e nazionale, e l’abitato e quello caratteristico delle stazioni termali: ville case d’affitto, alberghi, oltre gli stabilimenti, R.R. Terme. Le costruzioni sono del tipo mediterraneo-orientale: nessun tetto, tutte terrazze e verande, ove il bianco si mescola con vivaci colori in tonalita anche riuscite, temperate solo dal verde delle palme che allignano rigogliose nei giardini. Le acque termali, sulfuree e fortemente radioattive, scaturiscono da sorgenti situate in profonde grotte a livello del mare, ricche anche di estesi giacimenti di fanghi. In definitiva Santa Cesarea e un oasi di vita in mezzo alla tranquillita ed alla pace salentina. Descritta la cornice, veniamo all’oggetto, villa Raffaella, ultimata nei primi anni del 1900. La fece costruire il comm. Antonio Papaleo, podesta di Bagnolo del Salento, e porta il nome della sua gentile consorte, la Baronessa Raffaella Papaleo dei Baroni Lubbelli. L’ingegnere che ha progettato e diretto la costruzione della villa, e il milanese Emilio Corti, che ha qui portato qualche ricordo nostalgico degli stili della sua Lombardia, con svolgimento pero tutto personale e con un risultato sicuramente geniale. Il Corti ha seguito il monito di Camillo Boito, che ogni stile moderno deve appoggiarsi alle linee fondamentali d’uno stile della tradizione, e inoltre l’altro aureo principio d’intonare la costruzione all’ambiente. Il corti inoltre, qui a Santa Cesarea Terme, ha progettato e diretto i lavori di molti villini, delle R.R. Terme, e della caratteristica chiesa di Santa Cesarea, e dunque della stessa Villa Raffaella. Essa, vista dal mare, ha l’aspetto un poco angoloso e severo d’un castello, ma avvicinata e osservata nei semplici particolari, rivela il gusto e la signorilita moderna, nel movimento delle masse, nella sua spaziosa veranda a toni caldi, nella torretta ottagonale che s’aderge slanciata verso il cielo, nella sua successione di terrazze e di corpi avanzati.Il corti s’e basato sullo stile romano-gotico, e l’ha poi sviluppato con motivi moderni e intonazioni locali che risentono un pochino del moresco. Le bugnature della base, a discreto rilievo, non appiattiscono la linea dell’edificio, che riceve slancio dagli specchi superiori e dagli attici, quasi merlati, delle torri.Le balaustre in pietra traforate, della veranda e del terrazzo ottagonale, simili alle transenne dei templi bizantini di Ravvenna, hanno una nota di chiari scuri che da ottimo rilievo all’opera. La Madonnina della torretta. Una bella terracotta robbiana del Cantagalli di Firenze, dona, sopra l’entrata, un’aria mistica allo scorcio della villa. La policromia poi e semplicissima e fusa egregiamente. L’interno e pure studiato in ogni dettaglio. Al pianterreno una cappella romanica ben riuscita, dalla robusta volta in conci di pietra, sorretta da colonnine con lunette e sfondati in giallo Siena, permetteva ai pii proprietari d’avere in casa le funzioni religiose. Sopra l’altare, stilizzato e severo, in bianca pietra viva, spicca un gran dipinto semi circolare del pittore Antonio Montefusco da Maglie, raffigurante la Madonna di Pompei, ed un rescritto che leggesi nella cappella avverte come S. E. Mons. Carmelo Patané, Arcivescovo di Otranto, ha accordato cento giorni di indulgenza ai credenti che pregheranno davanti all’immagine. L’ingresso principale ha un bizzarra forma ottagonale rientrata sullo sfondo di un originale colonnato donde ha origine la scala, la prima rampa della quale s’inizia in curva con un ottimo effetto scenografico. Il motto del mosaico del pavimento << DOMUS TUA HAEC >> da una chiara idea dello spirito ospitale dei padroni di casa. L’entrata al primo piano e in un grande vestibolo lungo circa diciotto metri, diviso da archi con colonne. Come il vestibolo, anche il salotto, la galleria, il salone da pranzo, la veranda e tutti gli altri locali, sono coperti a volta, con specchiature a stucchi e parati realizzate dal Corti stesso. L’armonia e tale, che l’occhio riposa su un tutto omogeneo, e l’ospite si trova tanto a suo agio che…desidera di non piu andarsene

Nell’ultimo piano del torrione, vi e l’accesso all’amplissimo terrazzo e alla piu appartata foresteria, qui la vista spazia sul mare immenso: dal capo di Leuca alla bianca Tricase, alla turrita Castro, in un arco di selvaggia scogliera.Lode quindi alla famiglia Papaleo e Lubbelli, e lode all’autore di si bella opera, al Corti, tempra di artista corretto e coscienzioso, degno seguace dei suoi compaesani, i maestri Comacini, che nei secoli passati lasciarono in tutto il mondo l’impronta dell’arte vera. La gia menzionata Baronessa Raffaella, da cui prende il nome la villa, e facente parte della casata Lubbelli. Tale antica e nobile famiglia leccese che alcuni autori vogliono originaria francese venuta con Carlo Magno, circa l’anno 778, dalla Borgogna o Normandia e propriamente dal castello di Buel di cui era signora e donde avrebbe preso il nome. E’ feudataria in Soleto fin dai tempi di Guglielmo il Buono (1166-1189), fu in molta auge e riputazione in tempo dei Re Svevi, e, in Lecce, molto probabilmente passo dalla citta di Brindisi, nei cui diplomi e spessissimo nominata, e dove viveva ancora un ramo importante nel sec. XV. Il suo cognome originario di Bello mutossi, nel declinare del sec. XIV, in Lo Bello e poi Lobello, Lobelli e Lubelli, e godette il patriziato oltre che di Lecce, di varie altre citta.

Possedette questa casa moltissimi feudi, fra cui quelli di Supplessano e Palmarigi nel 1272, Absiliano o Torrepinta e Tramacere nel 1291, Tafagnano, Sombrino, Struda nel 1308, Planzano o Palanzano nel 1344, Stigliano o Astigliano, Specchiulla nel 1382, Maglie, Sanarica (nel sec. XIV, secondo alcuni fin dal sec. XII), Pratora, S.Sidero o S. Isidoro nel sec. XV, Nociglia nel 1532, Pompigiano, Ceciovizzo nel 1540, Giuggianello, Palagiano nel 1587, Polesano nel 1617, S.Cassiano nel 1620Ragostino o S.Angelo, Acquarica, Surano, Lequile, Miggiano nel 1660, Miggianello nel sec. XVI, Mauriano o Mauritano nel 1653, Cerceto nel 1770,Morigino, Serrano, Vernole, Poggiardo, Copertino e Carpignano nel sec. XVII. Fu inoltre decorata del titolo Conte e Conte Palatino da Carlo V imperatore, e di Duca sul Casale di Sanarica, con diploma dato in Madrid il 23 novembre 1661; esecutoriato in Napoli il 18 novembre 1662, e piu volte del cingolo militare fin dal sec. XIII; ebbe il cavalierato degli speroni d’oro (cavalieri aurati), fu ricevuta per giustizia nell’ordine di Malta fin dal 1625; e fu ammessa a vari altri Ordini equestri. Ebbe detta casa il suo sepolcro in Lecce nella Chiesa S.Giovanni d’Aymo col patronato della cappella del SS.Rosario che ancora conserva, e fu nel novero delle 10 famiglie patrizie che avevano diritto a far entrare le loro figliuole nel Monastero della Madre di Dio e S.Nicolo, giusta testamento del Capitano Bellissario Paladini del 3 dicembre 1629 per Notar Giovan Domenico Salviati di Lecce. La famiglia Lubelli ha imparentato, fra le altre, colle seguenti famiglie: Barone, Belli, Berarducci, Bozzicolonna, Bozzicorso, Brancaccio, Capace, Capuzzinadi, Carignani, Castromediano, D’ayala-Valva, D’ayello, De ferraris, Della Gatta, De Marco, De Ugone, De Noha, Gallone, Frescobaldi, Ghezzi, Guarini, Indrimi, Levanto, Maresgallo, Massa, Mettola, Montefuscoli, Mosco, Orsini, Paladini, Palmieri, Persone, Prato, Protonobilissimo, Ripa, Salzedo, Sambiasi, Saraceno, Sarlo, Tafuri, Tresca, Varraies, Ventura, Zevallos e Comi. Della casata Lubelli si ricordano in particolare: Formoso, Vescovo di Lecce (1144-1197) edifico il Duomo di Lecce. Roberto, Barone di T. d’O. nel 1239 ebbe in custodia alcuni ostaggi dati dalla citta di Padova, affidatigli dall’Imperatore Federico II. Bartolomeo, condottiero reputato, nel 1270, segui l’armata di Carlo II d’Angio, e in ricompensa ebbe i feudi di Copertino, Palmarigi e Carpignano. Lupo o Ugo e Niccolo furono armati Cavalieri, creati ciamberlani, e comparirono nella rivista dei Baroni nel 1282 e 1302. Fulco o Fulvio fu Vescovo di Lecce nel 1294. Falco o Folco, Mastrogiurato e Governatore di Lecce, nel 1390, e poi di Brindisi. Raffaele, fu Sindaco di Lecce negli anni 1495 e 1511. Antonio, Pietro, Angliberto e Roberto morirono martiri della fede nella difesa di Otranto dalla presa Turca. Andriolo, gesuita col nome di Gio. Andrea,si reco missionario in Cina e nell’India operandovi moltissimi miracoli. Scrisse varie opere in lingua Sinica, impresse nella capitale della Cina nel 1671 e tradotte in latino. Carlo dotto gesuita, ambasciatore in Francia per Filippo V Re di Spagna, fu dal Re Luigi cerato Cavaliere di S.Luigi e ottenne la concessione di aggiungere al proprio stemma i tre gigli di Francia in banda. Fu accademico, insegno letteratura in Napoli, Roma, Bologna e Venezia, stampo due volumi di prediche e mori nel 1728. L’Arma antica (usata fin al sec.XVII) era d’azzurro a tre bande abbassate d’oro. L’Arma usata nel sec. XVII e come la precedente ma sormontata in capo dal giglio d’argento. L’Arma attuale (dopo il sec. XVII) e di azzurro a tre bande abbassate d’oro, sormontate in capo da tre gigli inclinati e disposti in banda. L’Arma si fregia del motto : LUX BELLI ET PACIS.

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Questo articolo è stato inserito mercoledì, 9 febbraio 2011 alle 09:18 nella categoria . Puoi seguire eventuali commenti iscrivendoti al feed RSS 2.0. Oppure puoi commentare la news, o segnalarla tramite il tuo sito.

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