Santa Maria di Leuca
La Basilica

Un viaggio a Leuca e come ritornare nel passato e precisamente ai tempi di San
Pietro, il quale in viaggio per Roma, sembra aver fatto tappa proprio qui.
Fu allora che il tempio, dedicato alla dea Minerva sul promontorio japigeo,
(l’attuale Basilica), divento luogo di culto cristiano.
Dopo numerosi attacchi da parte di invasori turchi e saraceni, che
sopraggiungevano dal mare, la chiesa, cosi come la vediamo oggi, fu ricostruita
da monsignor Giovanni Giannelli tra il 1720 e il 1755, che diede alla struttura
un aspetto fortificato per difenderla proprio dai saccheggiamenti.
Con il Santuario furono costruiti anche gli edifici annessi per offrire
ospitalita ai pellegrini. L'interno e ad un'unica navata e sull’altare maggiore
si puo ammirare il dipinto della Madonna con Bambino, opera del pittore Giacomo
Palma Junior.
Ai lati sono invece ubicati sei altari. L'organo, restaurato di recente, e del
1885 ed e situato sulla cantoria datata 1895.
Il Santuario e stato eletto a Basilica minore il 7 ottobre 1990; da allora, la
devozione verso la Madonna de Finibus Terrae e andata sempre piu
incrementandosi, tanto che oggi e meta di numerosissimi pellegrini provenienti
da ogni parte del mondo.
Nel 2000 la Basilica-Santuario si e arricchita di tre bellissimi portoni in
bronzo, opera dello scultore Armando Marrocco. Questi i nomi delle tre porte:
Janua Coeli (la porta centrale), l'esodo (destra), Stella Maris (sinistra).
Con i lavori di restauro sono state riscoperte due sale adiacenti, una destinata
a museo e una a conferenze. All'interno delle sale sono state trovate delle
nicchie scavate nei muri che servivano per far riposare i pellegrini che
arrivavano a piedi dopo giorni e giorni di cammino.
All'interno della Chiesa e sistemato un grosso masso monolitico, l'Ara a
Minerva, che ricorda il culto alla dea Minerva a Leuca. Al lato opposto una
targa in bronzo commemora l'equipaggio della Leon Gambetta, un'incrociatore
francese affondato al largo di S.M. di Leuca la notte del 26 aprile 1915,
trascinando nei fondali 700 uomini.
Nel piazzale si puo ammirare la colonna Mariana, risale al 1694, opera di
Filiberto Aierbo d'Aragona, duca di Alessano e principe di Corsano, sulla quale
e stata collocata una Madonnina in preghiera, che riceve il saluto dell'Angelo
posto all'inizio degli archi.
La “croce monumentale” fu eretta a ricordo del pellegrinaggio del 21 ottobre
1901 promosso da mons. Luigi Pugliese in occasione dell'Anno Santo. Posta sul
confine sud-ovest del piazzale, presenta quattro iscrizioni inneggianti a Cristo
Redentore.
Il faro di Santa
Maria di Leuca, ovviamente, non passa inosservato, alto 102 metri, 55 a livello del
mare e 47 dalla terra, e stato costruito nel 1864, ed e fra i piu importanti
d'Italia.
La “Croce Pietrina si trova sul viale che conduce alla Basilica tra gli alberi
della pineta, ed e stata costruita a testimonianza del passaggio di S. Pietro.
Scalinata Monumentale
L’acquedotto
pugliese ha le sue opere terminali a
Santa Maria di Leuca.
A conclusione del lungo serpentone di condotte e stata realizzata una cascata,
che sfocia in mare, tra due scalinate in pietra, che collegano il promontorio
japigeo con il porto pescatori.
L’acquedotto pugliese e tra i piu importanti del mondo; le sue opere iniziarono
nel 1906 e dovevano terminare dopo dieci anni, ma cosi non fu perché lo scoppio
della prima guerra mondiale blocco tutto. Conclusa la guerra i cantieri si
riaprirono e si giunse nella marina nel 1939. La monumentale scalinata e la
colonna romana, inviata dal Duce e giunta appositamente da Roma, ne segnarono le
opere terminali. Alla cerimonia di inaugurazione era atteso Mussolini, ma a
Leuca non giunse mai, rimase a Roma perché si era alla vigilia del secondo
conflitto mondiale. Intervennero pero il ministro Bottai, il vescovo di
Ugento-Santa Maria di Leuca, Mons. Ruotolo, il podesta dell’epoca e tantissima
gente.
La cascata e stata aperta diverse volte in sessant’anni, l’ultima volta e stata
l’8 giugno di quest’anno in occasione della manifestazione “Salento faro dei due
mari”.
Le grotte di Leuca

Il litorale, sia
di ponente che di levante, e costeggiato da numerose grotte, ricche di
iscrizioni greche e latine come la grotta “Porcinara”, o di reperti neolitici
(ossa lavorate, ceramiche grossolane) come la grotta del “Diavolo”. Entrambe
sono visitabili via terra.
La grotta del “Diavolo”, si trova su Punta Ristola, misura quaranta metri in
lunghezza e diciassette in larghezza e conduce direttamente a mare. Nel 1871,
Ulderico Botti compi i primi scavi trovando interessanti ed unici reperti, oggi
conservati nel museo di Lecce e Maglie.
Furono rinvenute molte armi, utensili di selce e di osso e terracotte che
testimoniano la presenza dell’uomo in epoca primitiva.
Anche la grotta “Porcinara”, e di notevole importanza storica, gli archeologi
nella zona hanno rinvenuto una struttura in doppia cortina muraria l’“eschera”.
La grotta e stata scavata in tre ambienti, sulle pareti sono incise le
iscrizioni a giove e si possono leggere nomi di navi e di personaggi mitologici
come Madaraus, Rhedon, Afrodite.
Restando sul versante di ponente e proseguendo con un’imbarcazione verso la
marina di Felloniche, si incontrano numerose grotte scavate, in millenni di
laborioso lavoro, dalla furia del mare che in questo lembo di terra e
particolarmente intensa e suggestiva.
Da ricordare sono la “Grotta del Fiume”, la “Grotta del Presepe”, le “Tre
Porte”, che e tra le piu conosciute e visitate con tre ingressi che si uniscono
in un’unica cavita, la “Grotta del Bambino”, importante oltre che per i reperti
archeologici rinvenuti anche per il ritrovamento di un molare di un bambino di
circa 10 anni che costituisce il primo reperto tra i fossili neanderthaliani del
Salento.
Ancora abbiamo la “Grotta dei Giganti”, dove sono stati portati alla luce
interessanti reperti archeologici, ossa umane, cocci bizantini e frammenti vari.
Di interesse paleontologico la “Grotta della Stalla”, utilizzata molto spesso
come rifugio dai pescatori sorpresi dal mare in burrasca. C’e poi la “Grotta del
Drago” profonda circa 60 metri con una roccia sporgente che assomiglia alla
testa di un drago.
Dalle grotte di ponente a quelle di levante, anch’esse molto belle e
affascinanti come le “Grotte Cazzafri”, ai piedi del promontorio japigeo ricche
di stalattiti, la “Grotta del Morigio”, le “Grotte di Terrarico”, “Verdusella”,
la “Cattedrale” le “Mannute” la grotta del “Canale” di “Ortocupo” e tante altre.
Le ville di Santa Maria di Leuca
Cio che la cultura
e la mano sapiente dell’uomo hanno edificato, ingentilito a loro misura nel
corso dei secoli, si fonde al clima favorevole, al mare limpido, al sole
immancabile, alle coste rocciose alle grotte ed alle altre bellezze profuse con
generosita dalla natura a questa terra di Leuca.
Il fascino di questo gioiello incastonato nella roccia ed abbracciato dal mare e
anche legato alle sue ville, tutte uniche per lo stile e la particolarita, e
tutte intrise di storia. La prima villa con giardino e del Barone Romasi. Nel
1868 le ville, ubicate nella marina, erano dieci, ma un anno dopo erano gia
quindici. Nel 1876 se ne contano venti e appena 5 anni dopo, sono registrate nel
brullo territorio di Leuca, fatto di dura roccia a dislivelli, quarantatre
ville. Insomma una gara frenetica tra nobili famiglie che si contendevano i
terreni esposti al sole sullo sfondo del promontorio japigeo.
Ma come mai tante ville a Leuca? “Qui, in Leuca la limpidezza del cielo, l’aria
pura e saluberrima, la successione dei fenomeni atmosferici e metereologici, i
venti che scuotono e sollevano il profumo delle piante aromatiche, rendono la
dimora quanto utile altrettanto lieta e piacevole”. Cosi scrive Giacomo Arditi
nel volume “La Leuca Salentina” del 1875.
Le prime 16 ville sono tutte in stile toscano, con intarsi a merletto, ma che
non presentavano particolari decorazioni anche perché gli architetti erano
soprattutto dei maestri che lavoravano su modulo, come mastro Vincenzo Torsello,
mastro Eliseo Stasi, mastro Michele Rizzo. E dal 1874 (da quando furono
progettate da ingegneri) che le ville cambiano volto e ne ritroviamo gli stili
piu disparati: lo stile jonico, quello gotico, francese, toscano, pompeiano,
risorgimentale, moresco, arabo, seicentista, cinese.
I principali architetti sono G. Ruggeri, Carlo L. Arditi e Achille Rossi. Una
villa di rispetto doveva avere la chiesetta di famiglia, il pozzo, un ampio
giardino con pini centenari e palme, nel verde della macchia mediterranea e
della verdura di stagione coltivata dai “coloni” per i lauti banchetti che si
consumavano ogni giorno.
La vita, in queste ville, d’estate era molto monotona; infatti, ai primi
bagliori del sole, le eleganti e belle signore si recavano a fare il bagno nelle
“bagnarole” che nascondevano da occhi indiscreti le pochezze dei costumi. Gli
uomini invece si dedicavano alla pesca.
Nel tardo pomeriggio la solita passeggiata sulla strada costiera costruita nel
1877; le signore con l’ombrellino bianco e guanti, i cavalieri con il panciotto
e il cilindro. I figli, invece, alla ricerca di nuovi amori, che sfociavano
quasi sempre nel matrimonio. La serata si concludeva sulla pista da ballo del
Club Minerva.
Poi apparvero le prime carrozze, tutte nere con i sedili di velluto, ed ogni
villa aveva la sua stalla per i cavalli e il box per la carrozza. Con l’avvento
del ‘900, abbiamo le prime “carrozzabili”, ed allora a suon di clacson, si
sfrecciava tra le strade in terra battuta di Leuca. I colori sociali delle ville
erano due: giallo frumento e color aragosta.
Nel gennaio del 1944, le ville vennero occupate dai profughi. In pochi giorni ne
giunsero quasi 4000, che danneggiarono gli affreschi e gli arredi. Solo tre anni
dopo tornarono ai legittimi proprietari. Per molto tempo, le ville sono rimaste
in abbandono e nell’incuria generale. Ma negli ultimi anni molte sono state
ristrutturate e sono ritornate al loro antico splendore, proprio come un secolo
fa, quando Leuca era la “Portici del Capo”.
La chiesa di Cristo Re
La chiesa di
Cristo Re si trova nel centro della Marina di Leuca. I lavori di costruzione
iniziarono nel 1896, su progetto redatto dall’ing. Pasquale Ruggeri, ma
l’apertura al pubblico avvenne ben 40 anni dopo nel 1935. Alla realizzazione
dell’opera contribuirono alcune nobili famiglie che avevano la residenza estiva.
Realizzata in carparo e in stile romanico e gotico.
L’interno si divide in tre navate. Da ammirare il pavimento in mosaico
completato nell’agosto del 1934 e il rosone della facciata principale. I
finestroni recano gli stemmi gentilizi delle nobili famiglie che parteciparono
all’opera. Alla cerimonia di inaugurazione, nel 1935, intervenne il vescovo di
Lecce Mons. Micelli.
Torri costiere

Come tutto il territorio salentino anche Castrignano del Capo, con il suo
litorale, offre numerose torri costiere, alcune diroccate, altre distrutte di
cui se ne possono vedere solo i ruderi.
Furono fatte costruire dagli spagnoli e servivano per dare maggiore sicurezza
alle popolazioni, sempre vittime delle incursioni devastatrici, che abitavano
lungo la costa o nell’entroterra. Alcune erano torri-vedetta, altre di difesa.
In localita Marchiello si puo notare quello che resta dell’omonima torre di
forma tronco-conica; proseguendo verso Leuca, all’ingresso della marina, in
buono stato di conservazione,vi e la torre dell’Omo morto. La sua edificazione
risale al 1555 ad opera di Andrea Gonzaga e fino al 1860 fu abitata. Al suo
interno sono state rinvenute delle ossa umane. Un’altra torre di difesa sorgeva
sul promontorio japigeo ma oggi ne esistono solo labili segni, oltre ai testi
degli storici locali.
La torre piu bella si trova nella frazione di Salignano al centro del paese. E
stata costruita nel 1550 La base ha un diametro di circa 20 metri ed un'altezza
di 15. Era una torre di difesa, ma grazie ad un tunnel sotterraneo gli
occupanti, in caso di pericolo, potevano abbandonare la struttura e fuggire in
aperta campagna.
Testo tratto dal sito ufficiale del Comune di Castrignano del Capo a cui fa riferimento Santa Maria di Leuca
“Goletta Verde”premia il Salento
Gli esperti dell’imbarcazione – laboratorio di Legambiente hanno “promosso” –
dopo le analisi biochimiche dell’acqua marina – anche il versante adriatico
della provincia pugliese
OTRANTO (Lecce) - La qualita del mare della costa leccese, da Santa Maria di
Leuca a Casalabate, al confine con la provincia di Brindisi, per gli
ambientalisti di Goletta verde e pulito.
La consegna delle cinque vele al sindaco di Otranto, Francesco Bruni, e la
riconferma che la citta e all’avanguardia su temi quali la tutela delle coste
nonché tra le piu attive nella promozione del “ Parco marino costiero Otranto -
Santa Maria di Leuca ”, che
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