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Riprende la produzione a freddo all’Ilva di Taranto

Una delle vicende che più hanno infiammato il dibattito nazionale tra lavoro e salute, è sicuramente quella dell’Ilva di Taranto: dopo l’intervento della magistratura, che a partire dallo scorso mese di novembre aveva disposto il sequestro delle merci, la produzione era stata fermata – anche a causa della crisi. Il Governo, però, con l’intervento normativo della legge 231 del 24 dicembre ha autorizzato l’azienda a tornare a produrre, e infatti da stamani l’area della produzione a freddo ha ripreso a funzionare (in modo particolare il tubificio ERW, il laminatoio freddo e un paio di impianti minori.

Il futuro dell’Ilva di Taranto: 3.5 miliardi per l’AIA

Grazie ad alcune commesse, quindi, l’Ilva di Taranto sta riprendendo gradualmente a lavorare: ciò è stato possibile anche grazie alle garanzie relative al versamento degli stipendi degli operai. La situazione non è però rosea: ciò che preoccupa di più i sostenitori di questo polo industriale, sono le conseguenze delle disposizioni dell’AIA – l’Autorizzazione Integrata Ambientale, i cui costi stimati sono pari a 3.5 miliardi di euro (da erogare entro tre anni), e l’azienda parrebbe non avere a disposizione i fondi necessari.