Fondi insufficienti per gli ulivi pugliesi per combattere la xylella

Tra i problemi di maggiore entità che affliggono il territorio pugliese vi è senz’altro quello della xylella, un batterio che è in grado di vivere nella linfa grezza della pianta e di alterare in maniera consistente – spesso anche in maniera letale – l’apparato della pianta. Attualmente, il territorio pugliese si ritrova con il batterio diffusosi sino alla città di Monopoli, località della provincia di Bari, ma in realtà prima che trascorsero gli attuali sei anni, il batterio aveva intaccato gli ulivi leccesi e successivamente quelli di Brindisi e Taranto. Tutto ciò si è verificato anche per via di diversi errori che sono stati commessi nella gestione di questo pericoloso batterio d’importazione; molte responsabilità ed incertezze hanno “favorito” una propagazione veloce del batterio con un evidente disastro ambientale, ma anche economico.

Coldiretti Puglia rimprovera l’Unione Europea

A dare conferma di quanto abbiamo appena detto è stato il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia. Lo stesso ha parlato di un’area infettata dalla xylella pari a 183 milioni di ettari e di addirittura 22 milioni di ulivi danneggiati dalla presenza del batterio. L’Unione Europea per cercare di venire incontro a questo grave danno ambientale ha messo a disposizione per monitoraggio e test di campionamento 3 milioni di euro, ma questa cifra è insufficiente per lavorare correttamente. Infatti, non è stata destinata esclusivamente alla Puglia, bensì per l’intero paese e, peraltro, per combattere pure 7 patogeni che appartengono alla stessa categoria della xylella.

In poche parole, Savino Muraglia ha detto che i fondi sono delle “briciole” perché insufficienti per far fronte al grave danno provocato su tutto il territorio pugliese. Se si quantifica in euro, l’importo dei danni derivanti dalla xylella è di 1,2 miliardi di euro. Se si pensa che questo batterio è comparso per la prima volta nel 2012, con un anomalo disseccamento della pianta, non si può fare a meno di sottolineare che è stato fatto veramente poco per evitare di danneggiare l’interno patrimonio olivicolo del territorio pugliese.

Al momento, non è ancora stata individuata una cura per evitare che il batterio si propaghi ancor di più tra le piante sane e non è ancora possibile individuare la xylella al primo stadio dell’infezione. Come si può ben capire, perciò, il monitoraggio ed il campionamento rimangono due attività di cruciale importanza per la Puglia. Il presidente Muraglia, quindi, ha sottolineato ancora una volta che il problema è molto complesso e, inoltre, le responsabilità sono sia regionali che comunitarie, giacché il batterio che ha infettato gli ulivi pugliesi non è locale, bensì importato tramite le rotte commerciali di Rotterdarm, con ulivi provenienti addirittura dal Costa Rica. In tal caso, stando a quello che ha riferito dal presidente di Coldiretti Puglia, la politica dell’UE non è stata in grado di applicare controlli più severi su prodotti florovivaistici importanti nel continente, cosa che invece non avviene con l’esportazione che prevede una vera e propria messa in quarantena della piante.