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pittule farcite - Immacolata in puglia - La terra di puglia

La celebrazione dell’Immacolata Concezione è tutt’ora molto sentita in diverse zone d’Italia, non ultima la Puglia e più in generale tutto il Meridione italiano, dal momento che l’Immacolata era la protettrice del Regno delle Due Sicilie. Oggi, infatti, vi sono ancora innumerevoli tradizioni – gastronomiche ma non solo – che tengono viva l’abitudine di festeggiare l’Immacolata, anche tra le famiglie più giovani. Segno che il tempo passa, ma che la voglia di ricordare chi siamo e da dove veniamo è più che mai attuale. Entriamo dunque nel merito delle tradizioni legate al giorno dell’Immacolata Concezione e della sua vigilia. 

8 dicembre: che le feste natalizie abbiano inizio

Nonostante l’Avvento cominci una settimana prima, l’8 dicembre è vissuto in tutta Italia come una sorta di spartiacque tra la fine dell’autunno ed il periodo in cui si comincia a dedicarsi ai festeggiamenti natalizi. E non a caso sono molte le famiglie che tradizionalmente colgono l’occasione per addobbare casa ed albero proprio l’8 dicembre.

Il culto dell’Immacolata Concezione in Salento

In Salento il Culto dell’Immacolata Concezione è più vivo che mai. Come spesso accade, sacro e profano sono legati a doppio filo tra di loro, complice l’alternanza delle stagioni che, un tempo, scandiva il passare del tempo e determinava l’andamento dei lavori agricoli. In una regione dal piglio fortemente agricolo e rurale come lo è ancora oggi il Salento, era dunque impossibile che la festa dell’Immacolata Concezione potesse cadere nell’oblio.

E a proposito del legame tra lavori agricoli e festività religiose, si usava dire una volta:

Ti la Mmaculata la cilina è maturata

Il riferimento è all’oliva cellina di Nardò, che per l’Immacolata era pronta per essere raccolta e riposta nei recipienti di terracotta per la concia tradizionale e la preparazione delle Ciline alla Capasa, dette anche Volie alla Capasa.

Il proverbio in questione è solo uno dei tanti che ancora avrete modo di udir decantare dagli anziani di casa, in Salento così come in tutta Italia. Non v’è momento dell’anno, festività o santo, che non si tramuti, da nord a sud, in un piccolo promemoria, rigorosamente in dialetto, su quella o talaltra semente da piantare, oppure su una raccolta da predisporre.

Momenti di convivialità legati al culto dell’Immacolata Concezione

La festa dell’Immacolata Concezione ha inizio dalla sua Vigilia. Come da tradizione, mamme e massaie il giorno 7 dicembre non cucinano: in Salento a pranzo si usa infatti consumare una puccia con il tonno e lo “svizzero” (formaggio a pasta filata), con l’aggiunta di qualche capperino e, perchè no, un pò di ricotta forte. Questa è la variante moderna della tradizione, perchè fino ad alcuni anni fa il digiuno dell’Immacolata prevedeva che si farcisse la puccia con acciughe e capperi.

Una curiosità: le pucce dell’Immacolata sono dei veri e propri panini tondi, piccoli e pieni di mollica, che nulla hanno a che fare con la puccia farcita che si consuma in Puglia durante il resto dell’anno.

Come mai un panino?

Prima di proseguire oltre, vi suggeriamo una piccola riflessione: digiunare con un panino non significa trovare un escamotage per gustare ugualmente qualcosa di ricco e buono invece che saltare un pasto. Anzi, il pane è uno dei simboli fondamentali della religione cattolica, carico di sacralità e di un valore devozionale, che per l’occasione è sottolineato dalla generosa spolverata di farina bianca come simbolo di purezza.

A proposito di pane, una curiosità: il 13 giugno, festa di S. Antonio da Padova, presso la Basilica della città del Santo si usa benedire dei panini da distribuire ai fedeli, che li consumano proprio con intento devozionale. 

Le pittule della Vigilia

Un’altra tradizione gastronomica legata alla vigilia dell’Immacolata (e più in generale alle vigilie), è quella relativa alla preparazione delle pittule, piccole frittelline di pasta di pane ben lievitata, da gustare solitamente assieme ad un buon vincotto d’uva o di fichi. Le pittule si possono arricchire con una farcitura di cavolfiore, di tonno, oppure alla pizzaiola. L’ideale, volendo mantenere davvero più viva che mai la tradizione contadina, è quello di friggere le pittule nel camino, ma nulla vi vieta di preparale sui fornelli! Come detto, le pittule oggi si preparano spesso in occasione di qualunque momento di festa o vigilia, ma fino a poco tempo fa la tradizione voleva che venissero preparate la prima volta alla vigilia dell’Immacolata, e l’ultima alla Candelora, come testimoniato dal proverbio:

Ti la mmaculata la prima ffrizzulata, ti la Cannilora l’ultima frizzola

Ad ogni modo, se la Vigilia prevede un buon digiuno fino a mezzogiorno, la sera non è lo stesso, ed accanto alle pittule compaiono solitamente le rape ‘nfucate e diversi piatti a base di pesce, di carne e di verdura. Un vero e proprio banchetto di festa!

Il pranzo dell’Immacolata

Il pranzo dell’Immacolata prevede da tradizione che si cucini del baccalà. Tra le preparazioni tradizionali, segnaliamo un sugo di baccalà e pomodoro, con il quale si condisce solitamente una pasta molto piccola – i vermicelli – oppure il baccalà in pignata con patate, altrettanto gustoso. Un altro piatto della tradizione è il grano cotto nel sugo (il grano stumpato), da servire con una generosa spolverata di formaggio grattugiato.

Una curiosità per concludere: la festa dell’Immacolata Concezione è uno dei dogmi della chiesa. Fu Papa Pio IX, nel 1854, a proclamarlo ex cathedra. Un altro esempio di dogma della chiesa è quello relativo all’Assunzione della Vergine Maria, stavolta proclamato da Pio XII nel 1950. 

 


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