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Un giro nella splendida natura pugliese

La Puglia non è soltanto mare, sole e spiagge: il suo vasto territorio, infatti, offre paesaggi di notevole bellezza, molto differenti tra di loro, che si esprimono ora in un susseguirsi di dolci pianure, ed ora in rilievi un po’ più scoscesi, senza trascurare poi i litorali rocciosi, dove magari anche degli insediamenti umani si mimetizzano abilmente tra la macchia mediterranea, offrendo al viandante uno spettacolare equilibrio tra uomo e ambiente.

Oggi ci spostiamo quindi alla volta di una meta molto interessante per gli amanti delle conformazioni rocciose calcaree, e in modo particolare, per coloro i quali adorano i fenomeni carsici: siamo in terra di Murgia, e più precisamente nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, nel ridente centro di Ruvo di Puglia, dove si trovano le meravigliose grotte del Vagno, impreziosite dalla presenza di una spettacolare lama.

Quest’ultima è una sorta di incisione di origine carsica, che è il frutto dell’erosione effettuata scorrendo dall’acqua. Per raggiungere questa interessantissima meta, è necessario camminare per circa 1350 metri, dei quali, circa 500 sono asfaltati, 350 sono di classico sentiero sterrato e, infine, i restanti 500 sono invece di sentiero non segnato, coprendo un dislivello totale pari a circa 34 metri.

A livello di percorrenza, escludendo comunque delle soste, il percorso richiede circa un’ora e 50 minuti di tempo, e si può considerare di una difficoltà a livello escursionistico ideale per il trekking leggero. Ma andiamo per ordine, e vediamo da vicino che cosa caratterizza questo splendido paesaggio.

Alla scoperta delle grotte di Vagno

Cominciamo col dire che, a livello di vegetazione, è presente la quercia roverella, un tempo molto più diffusa nel territorio circostante, mentre che, per quanto riguarda il sottobosco locale, ci sono numerosi esemplari di biancospino, rosa canina e rovo. Risalta, inoltre, all’olfatto l’odore del timo e della menta selvatica, mentre che, deliziano gli occhi le numerose sfumature di giallo offerte dagli splendidi fiori della camomilla e delle margheritine.

Per i più attenti, poi, possiamo sottolineare la presenza di un’altra pianta che caratterizza la zona: si tratta della ferula, che è senz’altro un altro indicatore della vocazione di queste zone, le quali sono prevalentemente sfruttate a pascolo. A titolo di precisazione, bisogna comunque sottolineare come sia nociva alle stesse pecore.

Della ferula, in passato, si soleva utilizzare il fusto per la costruzione di mobili e, in maniera particolare, degli sgabelli (definiti scanni), che erano gli accessori inseparabili dei pastori, in modo particolare nel momento in cui giungeva il momento in cui si sedevano per dare iniziare alla mungitura delle pecore. Al di sotto della stessa ferula, e più precisamente sotto le foglie poste in basso e generalmente secche, si sviluppo un particolare fungo.

Le formazioni rocciose delle grotte di Vagno

Passiamo ora a rivolgere la nostra attenzione sulla lama, dove sorge il ponte dell’acquedotto pugliese: si tratta di un’imponente opera di canalizzazione che si sviluppa per una lunghezza complessiva di 2.600 km, attraversando interamente la Puglia e defluendo nel mare Adriatico, dopo aver servito 440 comuni con una popolazione complessiva di ben 5 milioni di abitanti. Lungo il sentiero possiamo notare la stratificazione della roccia calcarea.

Questa roccia, di origine marina, è formata dalla stratificazione di gusci di molluschi e lische di pesci che, nel corso dei millenni, a seguito dei continui spostamenti delle zolle terrestri, sono affiorate. Lungo il sentiero incontriamo micro forme carsiche superficiali, che sono rappresentate nell’ordine dai campi solcati, o ancora dalle vaschette carsiche e, infine, anche dai cosiddetti campi carreggiati.

Nella zona esistono 5 grotte: la più grande, misura circa 50  metri. Quella accessibile – e visitabile – misura invece 37 metri.  La terza grotta, che si estende per circa 20 metri, si trova accanto alla prima, mentre che a circa 250 metri da quest’ultima, si trova un riparo sottoroccia. La quinta ed ultima cavità, che è pure la più piccola delle formazioni carsiche, si trova proprio vicino la grotta visitabile

Si può affermare senza timore di essere smentiti che queste grotte sono molto importanti dal punto di vista storico, proprio perché sono state usate sin dall’età del Paleolitico come riparo da parte delle popolazioni presenti e, successivamente in epoca più recente, sono state poi anche utilizzate dai pastori durante i periodi della transumanza da una meta all’altra.

Alcune testimonianze di queste attività del passato, si possono scorgere anche nella presenza di un paio di muretti edificati a secco, i quali, servivano sostanzialmente a dividere le aree occupate dai pastori per il proprio ristoro da quelle dedicate invece al ricovere delle pecore. Per concludere la giornata alle Grotte di Vagno, si può organizzare anche una visita al Parco Naturale Selva Reale, dove si trovano roverelle e conifere.

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