Corigliano d’Otranto: la prima tappa della Notte della Taranta tra musica, contestazioni e riflessioni

Quella andata in scena il 1° agosto a Corigliano d’Otranto, prima tappa del festival itinerante della Notte della Taranta, si è rivelata una serata molto diversa da quelle a cui siamo abituati. Il concerto del progetto “Il canto della frontiera”, con Cesare Dell’Anna, Irene Ugo, Ekland Hasa e Redi Hasa, è stato più volte interrotto da suoni di tamburelli, balli improvvisati e cori dal pubblico in disaccordo con la proposta musicale.

Come riportato da LeccePrima, lo spettacolo si è svolto “tra momenti di musica intensa e altri più turbolenti”, con “una parte del pubblico che ha iniziato a suonare tamburelli e a cantare sopra la performance sul palco”.

È importante sottolineare che la protesta del pubblico non era diretta contro i musicisti, ma piuttosto contro un’idea di spettacolo che – secondo alcuni – si sarebbe allontanata dalla dimensione festiva e popolare che il festival ha assunto negli ultimi anni. In molti hanno espresso solidarietà agli artisti, riconoscendo il loro valore artistico e la loro qualità tecnica.

Un segnale forte, tra identità e disorientamento

Molti spettatori – e non solo – hanno espresso disagio di fronte a una proposta artistica percepita come lontana dalle radici popolari dell’evento.

“La gente vuole sentire la pizzica. L’altra musica è fuori luogo. Non si può perdere la tradizione.”

“Non vado da anni. Sotto un palco oggi, che sia Taranta o Sanremo, non fa più differenza. È lo ‘starci’ per farsi vedere che conta.”

Il prezzo dell’intrattenimento senza identità

Una lettura diffusa online suggerisce che la reazione del pubblico sia figlia di una lunga trasformazione del festival, da evento culturale a grande contenitore di intrattenimento turistico.

“Negli anni hanno abituato il pubblico a coreografie da villaggio turistico. Ora non si accetta più nulla di diverso.”

“Non è più la Notte della Taranta. È diventata una macchina per fare numeri, e noi paghiamo tutto.”

Tradizione e contaminazione: un equilibrio difficile

Alcuni commentatori hanno sottolineato che il problema non è la sperimentazione, ma l’assenza di un ponte tra innovazione e radici:

“Chi era lì sapeva che si trattava di contaminazione, ma si aspettava almeno un richiamo, un omaggio, un segno della Taranta. È mancato il collegamento.”

“Chi ha un microfono ha anche una responsabilità. Apostrofare il pubblico con arroganza non è arte.”

Una frattura che fa rumore

Molti si chiedono se la manifestazione sia ancora fedele alla sua identità originale. Tra i commenti si leggono riflessioni come:

“Forse bisognerebbe rinominare il festival. Non è più Notte della Taranta. È un festival della musica popolare.”

“Una volta c’era rispetto per la pizzica. Oggi si balla sopra gli artisti, si canta sopra la musica, si urla sopra ogni proposta diversa.”

E ora?

Nonostante le tensioni, il festival continua. Ma la tappa di Corigliano ha lasciato una domanda aperta: è ancora possibile un dialogo tra innovazione e tradizione?

Serve ascolto, chiarezza e rispetto reciproco. Perché la tradizione non si protegge respingendo il nuovo, ma nemmeno snaturando le radici in nome del marketing.