Cerignola è il secondo comune per popolazione della provincia di Foggia (circa 57.000 abitanti) e il più esteso di tutta la Puglia — terzo in Italia dopo Roma e Ravenna. Cuore agricolo del Tavoliere, è la patria dell’oliva Bella di Cerignola, una delle olive da tavola più famose al mondo, e del Rosso di Cerignola DOC. Città natale di Giuseppe Di Vittorio, storico segretario della CGIL.
Storia di Cerignola

La storia antica di Cerignola resta in parte incerta — alcune fonti la fanno risalire già al 500 a.C., quando l’insediamento si chiamava Cerina o Cidiniola. Il nome attuale avrebbe due possibili origini: la prima lo lega a Cerere, dea delle messi, coerente con la storica vocazione agricola della città; la seconda lo ricollega a Ceriniola, in ricordo di una città distrutta da Alessandro il Molosso, sovrano degli Epiri.
Gran parte del centro storico medievale — noto come Terra Vecchia — fu quasi completamente raso al suolo dal terremoto del 1731. È anche per questo che buona parte degli edifici storici oggi visibili risale a epoche successive, in particolare all’Ottocento.
Lo sapevi? Cerignola è la città natale di Giuseppe Di Vittorio (1892-1957), bracciante agricolo divenuto sindacalista e primo segretario generale della CGIL. Ogni anno, il 1° maggio, la città lo ricorda con una sorta di processione laica delle categorie professionali. Il Teatro Mercadante, nel centro cittadino, era uno dei luoghi che frequentava da giovane insieme alla madre.
Cosa vedere a Cerignola
Il simbolo religioso della città è la Cattedrale di San Pietro Apostolo, conosciuta anche come Duomo Tonti: in stile neogotico, con una cupola scura visibile già dalle campagne circostanti, resta tra le cattedrali più riconoscibili della Capitanata. Nella Terra Vecchia si trovano anche la Chiesa Madre (XI-XII secolo, la più antica della città), la Chiesa di Sant’Agostino (XV secolo) e la barocca Chiesa della Beata Vergine del Monte Carmelo.
Di rilievo civile è il Teatro Mercadante, ottocentesco, in Piazza Matteotti — ancora oggi punto di riferimento per gli spettacoli cittadini. Da non perdere anche il Piano delle Fosse Granarie: oltre 600 fosse interrate a forma di imbuto rovesciato, usate fin dal Duecento per conservare il grano — restate in uso, incredibilmente, fino al 2015. È probabilmente l’ultimo esempio così esteso di questo sistema di conservazione tipico della Capitanata.
Fuori dal centro. Chi ha un’auto a disposizione può spingersi fino a Torre Alemanna, complesso fortificato del Duecento a Borgo Libertà, con alloggi per cavalieri, palazzo abbaziale e chiesa. Da qui, la Cerignola più rurale — masserie storiche come Masseria Cafora, Torre Giulia e Torre Quarto — racconta un’altra faccia della città, meno urbana e più legata alla civiltà contadina che ha reso famosa la zona.
I prodotti tipici: l’oliva Bella di Cerignola e il Rosso di Cerignola DOC
Il comparto agroalimentare è da sempre il cuore economico di Cerignola, e ha espresso due eccellenze riconosciute a livello europeo.
La Bella di Cerignola è una cultivar di oliva da tavola tra le più grandi al mondo: forma allungata “a susina”, polpa che rappresenta circa l’85% del frutto, resistenza eccezionale alla conservazione. Le origini sono contese tra due ipotesi — una la fa discendere dalle olive “Orchites” già note ai Romani, un’altra la lega all’introduzione di ecotipi spagnoli in epoca aragonese, intorno al 1400 (da qui il vecchio nome “oliva di Spagna”). Nessuna pianta simile è mai stata trovata in Spagna, per cui oggi è considerata una varietà autoctona del territorio di Cerignola. Nel 2000 ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta europea con il nome “La Bella della Daunia”, e nel 2002 è nato il Consorzio di Tutela dedicato.
La zona di produzione della DOP comprende, oltre a Cerignola, parte dei territori di Orta Nova, Stornarella, Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia e Stornara. Le olive si raccolgono a mano direttamente dalla pianta — quelle verdi da inizio ottobre, quelle nere a fine ottobre — e vengono lavorate con il metodo “sivigliano” (trattamento con soda per ridurne l’amaro), lo stesso che in passato aveva dato origine al soprannome “oliva di Spagna”. Non è adatta alla produzione di olio: è pensata per essere gustata da sola, negli aperitivi, o come ingrediente in primi piatti insieme a pomodorini e basilico.
Un’oliva che ha attraversato l’oceano. Già a fine Ottocento le olive conciate di Cerignola venivano spedite negli Stati Uniti in caratteristici barili di legno chiamati “vascidd” (50-100 kg) o nei più piccoli “cugnett” (5-10 kg), pensati per la vendita al dettaglio. Fu proprio quella distribuzione capillare a costruire, nei decenni, la fama internazionale della Bella di Cerignola — oggi particolarmente apprezzata anche in California.
Accanto alle olive da tavola, il territorio di Cerignola produce anche il Rosso di Cerignola DOC (con relativa Riserva), vino rosso ottenuto principalmente da uve autoctone del Tavoliere. Il comparto vitivinicolo, insieme a olivicoltura e cerealicoltura, resta uno dei tre pilastri dell’economia agricola cittadina — a cui si affianca un allevamento diffuso di ovini, bovini e suini.
La gastronomia di Cerignola
La cucina cerignolana appartiene alla grande famiglia gastronomica del foggiano, con l’olio extravergine di oliva come ingrediente base delle preparazioni quotidiane. Tra i primi piatti spiccano le orecchiette fatte a mano, condite con sughi di verdure di stagione o con ragù di carne. Una specialità meno nota fuori zona è il sartascinello, servito insieme ai cucoli — una preparazione che ricorda i panzerotti, ma vuota. Tra i secondi, protagoniste sono le carni locali: agnello e capretto, cucinati secondo le ricette della tradizione contadina.
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