Il Cola Cola è il fischietto in terracotta simbolo di Gravina in Puglia: un oggetto povero diventato souvenir identitario, discendente diretto dei tintinnabula dell’antichità, con un intero museo dedicato nel cuore della città vecchia.
Che cos’è il Cola Cola?
Il Cola Cola, noto anche come fischietto di ceramica o cucù (come a Matera), è un oggetto artigianale che prende spesso la forma di un uccello stilizzato, in particolare della gazza (in dialetto gravinese, “cola cola”). È un fischietto bitonale in terracotta, dalle forti valenze simboliche, prodotto da secoli a Gravina in Puglia, nelle Murge, ma con varianti presenti in tutta Italia.
Maschile o femminile? La questione del genere
Linguisticamente si può dire sia “il Cola Cola” (essendo un fischietto, sostantivo maschile), sia “la Cola Cola”, se si enfatizza l’associazione alla gazza ladra, animale femminile per antonomasia. Entrambe le forme sono corrette, come sottolineato da Amedeo Visci nel suo libro “Il Cola Cola. Tra il mito degli dei e degli eroi”.
Un fischietto tra arte figula e mito
Il Cola Cola è figlio della tradizione figula gravinese, arte antichissima della lavorazione dell’argilla. Era un oggetto povero, spesso l’unico giocattolo dei bambini durante i tempi duri, capace di riprodurre i versi degli uccelli. Con il tempo, però, ha assunto un valore ben più profondo: un simbolo apotropaico, di buon augurio e scaccia-malocchio.
Duemilacinquecento anni di simbolo, quasi immutato. Il Cola Cola è un diretto discendente dei tintinnabula fittili risalenti al V secolo a.C., usati nell’antichità per allontanare gli spiriti maligni. Il suo aspetto colorato e vivace richiama ancora oggi la ciclicità della natura, la fertilità e la rinascita della primavera — lo stesso significato simbolico attraversato quasi senza interruzioni fino a noi.

Come nasce il Cola Cola
La lavorazione segue ancora oggi un percorso artigianale preciso, passo dopo passo:
- Tre sfere di argilla vengono trasformate in masse coniche
- Le masse coniche vengono modellate e unite per formare la sagoma dell’uccello
- Il pezzo viene lasciato asciugare all’aria
- Segue la fase di colorazione, a mano
- Infine la cottura in forno — il “fuoco sacro” che, come nella mitologia di Prometeo, dona vita all’oggetto
La struttura ovoidale richiama simboli di fertilità, e nel tempo si è arricchita di un piedistallo troncoconico. I colori accesi restano un omaggio alla vitalità della natura.
Il Museo del Cola Cola a Gravina in Puglia
A testimonianza della sua importanza culturale, Gravina ospita oggi il Museo del Cola Cola, presso la casa d’origine dei celebri artigiani Vincenzo e Beniamino Loglisci, in piazza Benedetto XIII, 24. Il museo, articolato in cinque stanze, è un tuffo nel passato: fotografie, utensili antichi, mobili, e naturalmente centinaia di fischietti in ceramica.
Esemplari che non ti aspetti. Nel museo si trovano pezzi rari come il Cola Cola per la promessa di matrimonio, ricoperto di pennacchi colorati, o le giostre per culle — varianti legate a occasioni specifiche della vita, non semplici souvenir. Le spiegazioni di Marco, nipote dei maestri ceramisti, rendono la visita un vero viaggio nel folklore locale.
Il Cola Cola oggi
Il Cola Cola non è solo un oggetto del passato. È un souvenir identitario, un piccolo ambasciatore di Gravina da portare con sé. Continua a essere prodotto, reinventato e collezionato, portando avanti una storia che affonda le sue radici nella civiltà contadina, tra superstizione, arte e tradizione.
Scopri anche gli altri souvenir e prodotti artigianali della Puglia, raccontati pagina dopo pagina su La Terra di Puglia.











