Nel cuore della Grecìa Salentina, a 18 chilometri da Lecce e a pari distanza dal mare Adriatico e da quello Ionio, Zollino è uno dei borghi più autentici e meno conosciuti del Salento. Poco più di 1.900 abitanti, una storia che risale all’epoca messapica, una lingua antica che si sente ancora nelle piazze tra gli anziani — e un pane che racconta secoli di cucina povera meglio di qualsiasi libro. Chi passa da Zollino quasi sempre per caso, spesso ci torna di proposito.

Zollino: il nome, lo stemma e i “cufiari”. Sull’origine del nome non c’è certezza. L’ipotesi più accreditata lo vuole derivato da Soletino — piccola appendice del vicino comune di Soleto — trasformatosi nel tempo in “Sollino” e poi Zollino. Un’altra teoria rimanda al cognome greco-bizantino tsuli, appartenente al proprietario delle terre. Lo stemma civico raffigura un sole splendente — lo stesso di Soleto, a confermare il legame storico tra i due paesi. Gli abitanti di Zollino si chiamano Zollinesi o, in griko, tsuḍḍinì. Il soprannome popolare con cui li conoscono i vicini è però cufiari — dal greco kùfios, che significa “vuoto” o “sciocco”. Un appellativo scherzoso, come spesso accade tra borghi vicini, che i Zollinesi portano con la stessa ironia con cui fu coniato.

Il Griko: la lingua greca che sopravvive a Zollino

Zollino è uno dei comuni dove il Griko — il dialetto neo-greco parlato nella Grecìa Salentina — si sente ancora nelle conversazioni tra le generazioni più anziane. Insieme a Sternatia, Martignano, Calimera, Corigliano d’Otranto e Martano, Zollino è tra i centri dove la trasmissione orale della lingua è resistita più a lungo, nonostante i giovani la conoscano sempre meno.

Il Griko è una lingua che mescola greco moderno, greco antico e influenze neolatine del dialetto salentino. Non è un relitto: è un sistema linguistico vivo, riconosciuto dal Parlamento italiano come minoranza linguistica nel 1999. All’ingresso dei comuni della Grecìa Salentina il cartello di benvenuto dice Kalòs Irtate — “Benvenuto” in griko. A Zollino si entra così.

Perché a Zollino si parla ancora greco. L’arrivo dei greci nel Salento avvenne in due ondate: durante la Magna Grecia e poi con i Bizantini, soprattutto nell’VIII secolo, quando monaci e religiosi fuggivano dalla Grecia per le persecuzioni iconoclaste. Per secoli, fu il clero greco-ortodosso a tenere viva la lingua — insegnandola ai ragazzi insieme alla musica, ai costumi e alle tradizioni. Con la conquista normanna e le successive dominazioni sveva, angioina e aragonese, la chiesa cattolica prese il sopravvento e il griko cominciò a cedere. Ma nei borghi più interni, come Zollino, resistette. Nei pozzi del paese — che un tempo avevano ognuno il proprio nome in griko: lipuneddha (volpe), scordari (aglio), pila (lavatoio), ascilò (alto) — quella resistenza è ancora visibile.

Cosa vedere a Zollino

Zollino non è un paese da attraversare in fretta. Ha una manciata di monumenti, ma ognuno ha qualcosa da raccontare — e spesso quella storia è più intricata e sorprendente di quanto ci si aspetti.

La Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo

La Chiesa Madre di Zollino, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, ha impianto medievale ma ha assunto la forma attuale a croce latina nel corso dei secoli. La torre campanaria risale al 1893. Quello che colpisce sono i muri esterni: vi si trovano due meridiane e un’iscrizione latina — elementi rari che tradiscono una comunità con una certa dimestichezza con la cultura classica. All’interno un coro ligneo, un organo storico e quadri votivi completano l’insieme.

La Colonna Votiva di San Pietro

In Piazza San Pietro si trova l’omonima colonna votiva del XVIII secolo — uno dei tanti esempi di devozione popolare pubblica che costellano i borghi del Salento. Niente di monumentale, ma è uno di quei dettagli che danno la misura di come la fede locale si esprimesse nello spazio urbano condiviso.

Il Menhir di Sant’Anna e il Dolmen Pozzelli

Intorno a Zollino la preistoria è ancora fisicamente presente. Il Menhir di Sant’Anna — monolite alto circa cinque metri — è legato a una leggenda popolare che narra di un valoroso guerriero seppellito sotto di esso, la cui tribù risiedeva nel territorio. Il Dolmen Pozzelli, scoperto solo nel 1984, è uno dei più particolari della zona: più basso e irregolare rispetto agli altri dolmen salentini, ha una forma che lo rende difficile da classificare e facile da sottovalutare. Vale una deviazione.

Il Casale scomparso di Apigliano e la Cappella “A Laurenti”

Tra Zollino e Martano sorgeva anticamente il casale di Apigliano — un insediamento medievale di cui oggi non rimane quasi nulla, tranne una piccola cappella ricostruita nel 1582, con un’iscrizione greca ancora leggibile. In griko questo luogo si chiama “A Laurenti” (San Lorenzo); all’interno si conservano tracce di affreschi. La leggenda vuole che il casale sia stato abbandonato in seguito a una massiccia invasione di vipere e serpenti — una di quelle storie che fanno capire come il paesaggio e la memoria si intreccino nei borghi del Salento.

I frantoi ipogei di Zollino. Come molti paesi dell’entroterra salentino, Zollino conserva una serie di frantoi ipogei — strutture scavate nel tufo, sotto le case, dove per secoli si è lavorata l’oliva con la forza animale. Non sono luoghi facili da visitare, ma sono tra le testimonianze più concrete di un’economia agraria che ha plasmato ogni aspetto della vita locale. Chiedere ai residenti: spesso c’è ancora chi ricorda come funzionavano.

La Scèblasti: il pane tipico di Zollino

Se c’è una cosa per cui Zollino è conosciuta in tutto il Salento, è la scèblasti. Il nome viene dal griko e significa letteralmente “senza forma” — e in effetti questo pane contadino non segue una sagoma precisa. Si prepara con un impasto di farina e acqua a cui si aggiungono zucca gialla, olive, cipolla, zucchine, olio, peperoncino, sale e capperi. Il risultato è una pagnotta rossiccia, morbida, profumata, che non somiglia a nessun altro pane del Salento.

Ogni agosto Zollino ospita la Sagra della Scèblasti — uno degli appuntamenti gastronomici più genuini dell’estate nella Grecìa Salentina. Niente palchi enormi o attrazioni di contorno: solo il pane, il vino locale, la piazza, la gente del posto. Esattamente quello che dovrebbe essere una sagra di paese.

Il pisello nano e la fava di Zollino: prodotti tutelati. Non solo la scèblasti: Zollino ha due prodotti che hanno ottenuto il riconoscimento ministeriale di Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT). Il pisello nano e la fava di Zollino sono varietà locali adattate nei secoli al terreno e al clima dell’entroterra salentino. La fava di Zollino è particolarmente apprezzata — piccola, tenera, adatta al purè con cicoria che è uno dei piatti simbolo della cucina pugliese. Trovarla fresca in primavera, direttamente al mercato del paese, è un’esperienza diversa dall’acquistarla secca altrove.

Le feste e gli eventi di Zollino

  • Fiera di San Giovanni — giugno: appuntamento tradizionale che valorizza l’enogastronomia locale. Occasione per trovare il pisello nano e la fava di Zollino al massimo della stagione.
  • Festa di Sant’Antonio da Padova — 12 e 13 giugno: festeggiamenti civili e religiosi in onore del patrono, con processione e fiera.
  • Sagra della Scèblasti — agosto: la festa più identitaria del paese. Il pane tipico di Zollino protagonista assoluto, con musica popolare e atmosfera autentica.
  • La Notte della Taranta — agosto: Zollino è una delle tappe storiche del festival itinerante. La piazza del paese si trasforma in pista da ballo sotto le stelle della Grecìa Salentina.

Zollino e la Notte della Taranta

Ogni estate Zollino entra nel calendario della Notte della Taranta — il festival di pizzica e musica popolare che attraversa i borghi della Grecìa Salentina per tutto agosto fino al Concertone finale di Melpignano. Non è una tappa di passaggio: Zollino è un comune fondatore del festival, che nasce nel 1998 proprio all’interno dell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina. La serata zollinese ha quella qualità delle tappe minori che chi ha visto solo Melpignano non conosce: meno folla, più calore, più contatto con la comunità.

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Come arrivare a Zollino

Zollino si raggiunge facilmente in auto dall’asse Lecce-Maglie (SS 16 bis). Dista 18 km da Lecce, circa 20 minuti. Dal mare Adriatico (Otranto, Castro) e dal mare Ionio (Gallipoli, Santa Maria di Leuca) la distanza è di circa 20 km in entrambi i casi — una posizione centrale che lo rende una base comoda per esplorare l’intero entroterra salentino senza rinunciare al mare.

L’altro paese griko da vedere. A pochi chilometri c’è Calimera, dove Atene ha donato una stele attica del IV secolo a.C. con incisa in griko la frase «non sei straniero qui», e dove una chiesetta di periferia custodisce il monolite forato del rito di Pasquetta.