Manfredonia: cosa vedere nella città che Manfredi volle sul golfo

Il golfo di Manfredonia visto dalla costa, con il mare del Gargano

Chi arriva sul Gargano da sud passa quasi sempre da qui, e quasi sempre tira dritto verso le spiagge del promontorio. È un peccato, perché Manfredonia non è un casello d’ingresso: è una città nata da una decisione precisa, presa da un re, in un giorno preciso del 1256 — e conserva un castello che custodisce una delle collezioni archeologiche più singolari d’Europa.

La città che nasce dalla fine di un’altra città

Per capire Manfredonia bisogna partire da Siponto, che oggi è una frazione ma per secoli è stata la città principale di questo tratto di costa. I terremoti del 1223 e del 1255, e i fenomeni di bradisismo che ne seguirono, la ridussero in rovina: il terreno si impaludò, l’aria diventò malarica, le case non erano più abitabili.

Nel gennaio del 1256 Manfredi di Svevia, principe di Taranto e figlio di Federico II, decise di rifondare la città più a nord, su un terreno sano, dandole il proprio nome. La prima pietra fu posata il 23 aprile 1256; il riconoscimento ufficiale arrivò il 23 novembre 1263.

Una città progettata, non cresciuta. Manfredonia non è nata come i borghi medievali che si aggrappano a una collina e si allargano per aggiunte successive. È stata disegnata a tavolino: mura, castello, porto e impianto urbano previsti fin dall’inizio, insieme ai privilegi fiscali per convincere i sipontini a trasferirsi. È una delle poche città di fondazione del Medioevo pugliese, e si vede ancora oggi nella regolarità del centro.

Il Castello Svevo e il Museo Archeologico Nazionale

I primi muri del castello furono alzati nel febbraio del 1280 e l’opera fu completata nel 1282: una fortificazione circondata da mura e dotata di cinque torri quadrate, ampliata poi nei secoli successivi. Domina ancora oggi il fronte a mare della città.

Dentro c’è il Museo Archeologico Nazionale, ed è la ragione principale per fermarsi a Manfredonia: qui è custodita la più grande collezione di Stele Daunie al mondo — oltre duemila lastre di calcare incise tra il VII e il VI secolo a.C. da una civiltà preromana che non ci ha lasciato testi scritti. Le stele sono il modo in cui i Dauni hanno scelto di raccontarsi.

Stele daunia del Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia

Alle Stele Daunie abbiamo dedicato una guida a parte — chi erano i Dauni, come sono fatte le lastre, cosa raccontano le incisioni e come visitarle: Stele Daunie di Manfredonia: storia, museo e come visitarle.

Siponto: la basilica e la chiesa che non c’è

A pochi chilometri dal centro, dove sorgeva la città antica, si trova la Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto, attestata dal 1117 ed elevata a basilica minore nel 1977. È un esempio di romanico pugliese con influssi orientali, e conserva una cripta che merita la visita quanto la chiesa superiore.

La basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto a Manfredonia

Accanto alla basilica c’è quella che negli ultimi anni è diventata l’immagine più riconoscibile di Manfredonia: l’installazione in rete metallica di Edoardo Tresoldi, che ricostruisce nel vuoto il volume dell’antica basilica paleocristiana di cui restano solo le fondamenta. L’opera è valsa nel 2017 il premio Riccardo Francovich. Le due chiese — quella di pietra e quella trasparente — stanno una accanto all’altra dentro il parco archeologico, e al tramonto la seconda sembra apparire e sparire a seconda della luce.

Il Duomo e il sacco del 1620

La cattedrale, dedicata a San Lorenzo Maiorano, fu costruita fra il 1270 e il 1274, negli anni immediatamente successivi alla fondazione. Quella che si vede oggi però è in larga parte una ricostruzione seicentesca, e il motivo è il capitolo più duro della storia cittadina.

Tre giorni d’agosto del 1620. Fra il 16 e il 18 agosto 1620 una flotta di 56 galee comandata da Damat Halil Pascià attaccò Manfredonia, la saccheggiò e la incendiò. La città non si riprese per decenni: il duomo fu ricostruito solo durante l’episcopato di Antonio Marullo, fra il 1643 e il 1648. Le torri di avvistamento sparse lungo tutta la costa garganica raccontano la stessa paura, per come si viveva allora affacciati su questo mare.

Il Carnevale, che qui è una cosa seria

Il Carnevale di Manfredonia — chiamato anche carnevale sipontino o dauno — è una delle manifestazioni più sentite della Puglia. Nella forma moderna nasce nel 1952, quando il Comune ne fece un evento ufficiale, e nel 2016 ha ottenuto dal Ministero dei beni culturali il riconoscimento di Carnevale Storico. Si svolge tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, nelle settimane che precedono la Quaresima, con sfilate di carri allegorici e gruppi mascherati.

È il periodo in cui la città si vede davvero: chi arriva d’estate trova una località di mare, chi arriva a carnevale trova una comunità.

Manfredonia in breve

  • Provincia — Foggia, in Capitanata, alle porte del Gargano
  • Abitanti — 52.864 (dato aggiornato al 31 maggio 2026)
  • Superficie — 354,54 km², una delle più estese della provincia
  • Altitudine — 5 metri sul livello del mare
  • Da non perdere — Castello Svevo e Stele Daunie, Basilica di Siponto con l’opera di Tresoldi, il Duomo, il lungomare

Come arrivare a Manfredonia

Da Foggia sono circa 41 chilometri di strada, poco più di quaranta minuti d’auto: è l’accesso naturale per chi arriva dall’autostrada e punta al promontorio. Da qui la costa sale verso Mattinata e Vieste, mentre all’interno si sale verso Monte Sant’Angelo e San Giovanni Rotondo.

Manfredonia è il punto di partenza comodo per girare tutto il promontorio: trovi le altre mete, le spiagge e i borghi nella nostra guida al Gargano, e i sapori della zona nella pagina sui prodotti tipici del Gargano.

A Manfredonia si arriva scendendo dal Gargano. La variante Litoranea della Via Francigena del Sud parte da Monte Sant’Angelo e in 13,9 chilometri perde 963 metri di quota: si comincia a 818 metri e si finisce sul mare. Sulla carta è una tappa corta.