La Puglia conta oltre 25 denominazioni DOC, distribuite dal Gargano al Salento. Ogni zona ha il suo disciplinare, i suoi vitigni, la sua temperatura di servizio e i suoi abbinamenti. In questa guida le trovi organizzate per territorio, con tutti i dettagli utili per riconoscerle e portarle in tavola nel modo giusto.
Dietro ogni DOC pugliese c’è un disciplinare che fissa comuni di produzione, percentuali di uve ammesse, gradazione minima e, in molti casi, il tempo di invecchiamento richiesto per usare la dicitura “riserva”. Sono regole nate perlopiù tra gli anni ’60 e ’80, quando la Puglia ha iniziato a rivendicare un’identità enologica propria invece di restare fornitrice di mosto per altre regioni.
denominazioni DOC pugliesi
DOCG, il livello più alto
zone IGT regionali
province coinvolte nella produzione
I vini del Salento (provincia di Lecce)
Alezio DOC
Riconosciuta nel 1983, si produce a Alezio, Sannicola e in parte di Galatina e Tuglie, con almeno l’80% di Negroamaro completato da Malvasia nera, Sangiovese e Montepulciano. Il rosso ha colore rubino, profumo vinoso da giovane che diventa bouquet con l’invecchiamento, sapore asciutto e tannico: va servito a 18-20°C con paste, carni leggere, pollo e coniglio; la versione “riserva” (due anni, almeno 12,5°) accompagna arrosti e capretto. Il rosato, rosa corallo e vellutato al palato, va servito più fresco (14-15°C) con salumi, uova e frattaglie.
Galatina DOC
Ottenuta nel 1997 nei comuni di Galatina, Cutrofiano, Aradeo, Neviano, Seclì, Sogliano Cavour e Collepasso, in cinque versioni. Il bianco (55% Chardonnay) è paglierino con riflessi verdolini, fresco e vivace: 10-11°C, perfetto con spaghetti alla marinara e risotti di pesce. Il rosso e il rosato, a base di Negroamaro (65%+), vanno dal rosa cerasuolo dei rosati al rubino intenso del rosso, servito a 18°C con carni arrosto. Il Negroamaro in purezza (85%+), se “riserva”, raggiunge un sapore pieno ed elegante ideale con carni rosse e selvaggina.
Matino DOC
Prodotto solo nel territorio di Matino. Storia particolare: nasce come cooperativa agraria nel 1899 e ottiene la DOC solo nel 1971. Oggi la cooperativa conta ancora centinaia di soci — un caso raro di continuità produttiva ininterrotta da oltre un secolo.
Nardò DOC
Zona: Nardò e Porto Cesareo, DOC dal 1987, Negroamaro all’80% minimo. Il rosso ha profumo vinoso intenso e un fondo leggermente amarognolo, servito a 16-18°C; la riserva, invecchiata due anni, guadagna corpo e note aranciate. Il rosato, colore corallo spento, ha una nota fruttata quando è giovane.
Salice Salentino DOC — il più esportato del Salento
Riconosciuta nel 1976, si produce a Salice Salentino, Veglie, Guagnano, San Pancrazio Salentino, San Donaci, Campi Salentina e Cellino San Marco, in sei tipologie: rosso, bianco, rosato, pinot bianco, aleatico dolce e aleatico liquoroso. Il rosso (Negroamaro 80-100%) ha riflessi mattone, profumo vinoso, sapore pieno e asciutto: va servito a 16-18°C con pastasciutta, carni e formaggi. Il bianco (Chardonnay 70-100%) è paglierino chiaro, delicato, servito a 10°C con antipasti leggeri e frutti di mare. Ha vinto la Gran Medaglia d’Oro al Vinitaly 2007 ed è tra i vini pugliesi più conosciuti fuori regione.
Copertino DOC
Comuni di Copertino, Carmiano, Arnesano, Monteroni e in parte Galatina e Lequile. DOC dal 1976, Negroamaro dal 70 al 100%. Il rosso, rubino con retrogusto amarognolo, se “riserva” (due anni, 12,5°) si abbina a carni arrosto rosse e selvaggina; il rosato, rosa salmone con fondo erbaceo, va servito a 13-16°C con spaghetti alle cozze o pesce in umido.
Leverano DOC
Zona: Leverano, Arnesano e Copertino. DOC dal 1979, in tre versioni. Il bianco (Malvasia bianca) è paglierino e asciutto, servito a 8-10°C con antipasti e spaghetti alla marinara. Il rosso, se “riserva”, si abbina ad arrosti, pollame e formaggi stagionati; il rosato va servito fresco con risotti e zuppe di pesce.
Squinzano DOC
Territorio di Squinzano, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Novoli e comuni limitrofi. DOC dal 1976, base Negroamaro (70-100%). Il rosso, pieno e vinoso, regge bene l’invecchiamento fino a diventare “riserva” con 13 gradi e due anni di affinamento; il rosato varia dal rubino chiaro al cerasuolo.
🍷 Salento in tre bicchieri, se hai poco tempo
16-18°C, con pastasciutta e carni. Il più facile da trovare anche fuori regione.
13-16°C, con pesce in umido o spaghetti alle cozze.
16-18°C, per chi cerca un rosso più corposo e invecchiato.
Brindisi e la fascia adriatica
Brindisi DOC
Riconosciuta nel 1979, condivide molte caratteristiche col Salice Salentino: Negroamaro almeno al 70%, con Malvasia nera, Susumaniello, Montepulciano e Sangiovese (max 10%) a completare l’uvaggio. Il rosso, rubino e tannico, va servito a 18-20°C; il rosato, rosa corallo e fruttato, a 14-15°C. La Cantina Due Palme ha portato questa denominazione alla Gran Medaglia d’Oro del Vinitaly 2007.
Ostuni DOC
Nata nel 1972 a Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e zone limitrofe. Denominazione legata a un vitigno raro, l’Ottavianello (85% dell’uvaggio), affiancato dal bianco a base di Impigno e Francavilla — due varietà che non si trovano quasi da nessun’altra parte in Italia.
Taranto, Manduria e la Valle d’Itria
Primitivo di Manduria DOC — il rosso simbolo della Puglia
Zona di produzione tra Manduria, Erchie, Oria e Torre Santa Susanna. Colore violaceo che con l’invecchiamento vira verso l’arancione, gusto vellutato, profumo leggero ma persistente. Secondo alcune ricostruzioni storiche il vitigno arrivò dalla Dalmazia più di duemila anni fa — ipotesi supportata anche da analisi del DNA che lo collegano a varietà croate e alle zone di Lizzano, Manduria e Sava.
Lizzano DOC
Prodotto a Lizzano e Faggiano, provincia di Taranto, DOC dal 1988. Il Negroamaro (60-85% a seconda della versione) convive con una Malvasia nera in purezza: quest’ultima ha colore pieno, aroma caratteristico e sapore vellutato, servita a 16-18°C con primi a base di carne e formaggi affumicati. Il bianco, da Trebbiano toscano e Pinot/Chardonnay, è paglierino e fresco.
Martina Franca DOC
Uno dei pochi bianchi DOC della zona, prodotto tra Martina Franca, Alberobello e parte di Ostuni e Ceglie Messapica dal 1969. Base Verdeca (50-65%) con Bianco d’Alessano, colore verdolino, profumo vinoso e delicato. Va consumato giovane, entro 6-14 mesi dalla vinificazione, servito a 10-12°C (6-8°C per lo spumante) con pesce e formaggi teneri.
Locorotondo DOC
Zona: Locorotondo, Cisternino e parte di Fasano. Stessa base ampelografica del Martina Franca, disponibile anche come spumante. Colore verdolino o paglierino chiaro, sapore asciutto e gradevole: va servito fresco a 8-10°C, in bicchiere tulipano per la versione ferma, flûte per lo spumante.
Le Murge e la provincia di Bari-BAT
Castel del Monte DOC
La denominazione più articolata della regione: nove tipologie diverse, zona di produzione attorno a Minervino Murge, riconosciute dal 1971.
- →Rosso — Uva di Troia e/o Aglianico, colore rubino, sapore asciutto: servire a 18°C con orecchiette al ragù, carne arrosto, pecorino.
- →Bianco — Pampanuto e/o Chardonnay, paglierino, odore delicato: 10°C, con pesce bianco e formaggi teneri.
- →Rosato — Bombino nero e/o Aglianico, profumo fruttato: 13-14°C, con salumi dolci e carni bianche.
- →Chardonnay e Sauvignon — monovitigno al 90-100%, paglierino intenso: 10°C, con antipasti leggeri e frutti di mare.
- →Pinot bianco e Pinot nero — versioni meno diffuse ma interessanti: il Pinot nero, rubino e pieno, regge anche primi piatti di carne servito a 16°C.
- →Aglianico rosso e rosato — in purezza (90-100%), più strutturato del rosso base, ottimo con insaccati e carni bollite.
Gioia del Colle DOC
Riconosciuta nel 1987 a Gioia del Colle e comuni limitrofi, in cinque tipi. Il Primitivo in purezza ha gradazione minima di 14° e colore violaceo che vira all’arancio: servito a 18°C con ragù, carni rosse e formaggi stagionati — un profilo più robusto rispetto al Primitivo di Manduria. Il bianco (Trebbiano toscano) è fresco e va con frutti di mare; l’Aleatico, dolce o liquoroso, accompagna la pasticceria.
Gravina DOC
Comuni di Gravina di Puglia, Poggiorsini, Altamura e Spinazzola. Zona particolare perché produce anche un passito in purezza da uve Malvasia, oltre a bianco, spumante, rosso e rosato — questi ultimi due a base di Montepulciano e Primitivo.
Barletta DOC
Prodotto a Barletta, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli dal 1977. Il rosso, Uva di Troia almeno al 70%, ha colore rubino tendente al granato e sapore asciutto e corposo: servito a 18°C in bicchiere tulipano slanciato, con primi di pasta e arrosti; il “riserva” (13°, bicchiere grande e panciuto) accompagna stufati e selvaggina.
Rosso di Canosa DOC
Zona: Canosa e comuni limitrofi tra Bari, BAT e Foggia. DOC dal 1979, Uva di Troia come base (minimo 65%). Alcuni produttori aggiungono in etichetta l’indicazione storica “Canusium”, un riferimento all’antico nome romano della città.
Moscato di Trani DOC
Vino dolce prodotto a Trani dal 1974, Moscato bianco all’85%. Colore che va dal dorato all’ambrato, servito a 10-12°C in versione dolce (12,5°) o liquorosa (18°) — ideale con la pasticceria pugliese a base di mandorle, uno dei pochi abbinamenti dove un vino locale batte facilmente qualunque alternativa importata.
🍇 Murge in tre bicchieri
18°C, con orecchiette al ragù e pecorino.
18°C, per chi cerca un rosso più intenso del classico Manduria.
10-12°C, da dessert, perfetto con la pasticceria alle mandorle.
La Capitanata: Foggia e il Tavoliere
Cacc’e Mmitte di Lucera DOC
Il nome, di origine dialettale, racconta una pratica antica delle masserie del Foggiano: il mosto veniva tolto (“cacc’e”) dalle vasche comuni e sostituito (“mmitte”) da quello del produttore successivo, quando gli strumenti di vinificazione si affittavano a giornata. Si produce tra Lucera, Biccari e Troia, Uva di Troia come base, colore rosso rubino e sapore armonico, gradazione 11,5°.
Orta Nova DOC
Comuni di Orta Nova, Ordona e parte di Ascoli Satriano, Carapelle, Foggia e Manfredonia. DOC dal 1984, Sangiovese come base (minimo 60%). Il rosso, rubino-granato con riflessi arancio, tannico: servito a 16-18°C con pastasciutta, carne e formaggi. Il rosato, roseo e fresco, va con antipasti e carni bianche.
Rosso di Cerignola DOC
Zona: Cerignola, Stornara, Stornarella e Ascoli Satriano. DOC dal 1974, Uva di Troia come base principale (55%+). Il rosso, asciutto, tannico e sapido, va servito a 16-18°C con pastasciutta al ragù e bolliti; la versione “riserva” (13°, due anni) regge arrosti, stufati e selvaggina.
San Severo DOC
Una delle denominazioni più antiche, riconosciuta nel 1968, che copre San Severo, Torremaggiore, San Paolo Civitate e comuni limitrofi. Il bianco, Bombino bianco e Trebbiano toscano, paglierino e fresco: servito a 8-10°C con aperitivi, ortaggi, pesce magro e lampascioni — un dettaglio che racconta quanto questo vino resti legato alla cucina povera del territorio. Il rosso e il rosato, da Montepulciano d’Abruzzo, virano al mattone con l’invecchiamento.
Un vino che copre tutta la regione: l’Aleatico di Puglia
A differenza delle altre DOC, legate a comuni specifici, l’Aleatico di Puglia si produce in tutta la regione, con concentrazione maggiore tra Taranto, Lecce, Brindisi, Foggia e Bari. È un vino dolce da uve appassite, colore rosso granato con riflessi violacei che con l’invecchiamento diventa aranciato. Esiste in versione dolce naturale (15°) o liquorosa (18,5°), e richiede un invecchiamento minimo di 3-4 anni prima di essere servito, a 12-14°C, in bicchieri da dessert.
Oltre le DOC: gli altri vini pugliesi che meritano attenzione
Non tutto quello che vale la pena assaggiare in Puglia rientra in un disciplinare. Il Tufo (o Tufjano), ottenuto da Fiano minutolo, ha un profilo floreale intenso ed è tra i bianchi meno noti ma più interessanti della regione. La zona delle Murge produce anche un frizzante bianco IGT, fresco e beverino, apprezzato come alternativa ai vini fermi nelle giornate più calde, mentre lo spumante Galetto, ottenuto da uve Aglianico, mostra un lato meno prevedibile e più brioso dell’enologia pugliese.
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Bell’articolo! Purtroppo se si volessero elencare tutti i vitigni presenti sul territorio pugliese, la lista sarebbe molo più lunga. Nella nostra cantina di Minervino Murge, per esempio, produciamo anche dell’ottimo Fiano IGP. I nostri vitigni Fiano sorgono nell’agro di Minervino Murge, su un terreno di medio impasto. È un vitigno capace di dar vita a vini di grande complessità, finezza aromatica e capacità di invecchiamento.
Oltre alle DOC ed ai vini IGT esistono anche numerosi vini che non fanno parte dei disciplinari che fanno la differenza e che ben rappresentano l’enologia pugliese nel mondo!!!!
E pensare che un tempo i vitigni pugliesi venivano utilizzati come taglio per i vini del Nord…