Il Faro di Punta Palascìa: il punto più a Oriente d’Italia

Il Faro di Punta Palascìa si trova — geograficamente parlando — nel punto più a Oriente d’Italia. Politicamente parlando, invece, è situato in Puglia, e precisamente nel basso Salento, in provincia di Lecce. Si protende nel mare Adriatico e guarda all’Albania. È sempre il primo a vedere l’alba e, se vogliamo, l’ultimo a vedere il tramonto. Da qui la vista è mozzafiato: una tavola di mare blu — placida e da cartolina in estate, tumultuosa e decisa in inverno. Se vi trovate da queste parti, una passeggiata al Faro di Punta Palascìa è d’obbligo.

Faro di Punta Palascìa - Otranto

Il punto più orientale d’Italia: cosa significa davvero essere “primi”. Punta Palascìa non è semplicemente un capo geografico — è il luogo dove l’Italia inizia ogni giorno. Essendo il punto più a est della penisola, è il primo suolo italiano a ricevere la luce del sole ogni mattina. Quella posizione estrema, su una scogliera calcarea che si sporge sull’Adriatico, ha qualcosa di vertiginoso: da un lato il mare, dall’altro la roccia bianca del Salento, e all’orizzonte — quando il cielo è limpido — la sagoma delle montagne albanesi. Settantadue chilometri di mare aperto separano questa punta dall’altro continente.

Tra Adriatico e Ionio, con uno sguardo verso l’Albania

I salentini amano recarvisi anche la sera di Capodanno per festeggiare l’alba dei popoli, la prima alba del nuovo anno d’Italia, complice proprio la sua posizione geografica privilegiata. A Punta Palascìa c’è dunque un faro e una stazione meteorologica; per chi va per mare, Punta Palascia rappresenta il trait-d’union tra Mar Adriatico e Mar Ionio.

Il Capodanno a Punta Palascìa: la prima alba d’Italia. Ogni 31 dicembre, centinaia di salentini raggiungono Punta Palascìa per un rito che si ripete da decenni: aspettare la mezzanotte sul punto più orientale d’Italia per essere i primi — insieme a chi è con loro — a vedere l’alba del nuovo anno. È una festa collettiva silenziosa, senza palchi né fuochi d’artificio organizzati: solo il mare, il faro acceso, il freddo di gennaio e il momento esatto in cui il cielo comincia a schiarirsi sull’orizzonte adriatico. Una tradizione popolare genuina, nata spontaneamente dalla geografia.

Un interessante museo del mare

All’interno del Faro troviamo anche un museo: l’Osservatorio su Ecologia e Salute degli Ecosistemi Mediterranei a cura dell’Università del Salento, che però non ha stravolto la sua conformazione architettonica originale. È ancora oggi possibile ammirare e distinguere le stanze dove il guardiano del Faro alloggiava con la sua famiglia. Attenzione: il Museo è aperto solo su prenotazione.

I guardiani del faro: una professione quasi scomparsa. Per oltre un secolo, una famiglia ha vissuto stabilmente a Punta Palascìa per accudire il faro: alimentare la luce, controllare il meccanismo di rotazione, segnalare le anomalie. Era un lavoro solitario e impegnativo, in un luogo isolato, a diretto contatto con il mare. L’automazione dei fari — avvenuta progressivamente dagli anni ’90 in poi — ha reso obsoleta questa figura. Il Museo conserva le stanze dove queste famiglie vivevano: cucina, camera da letto, piccolo salotto. Una vita intera trascorsa sul confine estremo dell’Italia, a guardare il mare e accendere una luce per chi navigava.