La Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto - Parco Archeologico di Siponto

Il Parco Archeologico di Siponto: una città romana scomparsa vicino a Manfredonia

Gli amanti dell’archeologia che trascorrono le loro vacanze in Puglia non potranno lasciarsi sfuggire l’occasione di visitare il Parco Archeologico di Siponto. Ci troviamo a Manfredonia, nel cui parco archeologico si narra la storia di un’antica città oggi scomparsa, Siponto. Qui si trovano i resti di un’antica basilica paleocristiana, la Basilica di Santa Maria Maggiore, oltre a vari reperti che testimoniano l’esistenza di una vera e propria città romana.

Cosa vedere nel Parco Archeologico di Siponto

All’interno del Parco Archeologico di Siponto è possibile visionare moltissimi reperti databili dal II secolo a.C. sino all’Alto Medioevo, quando la colonia romana fu abbandonata per spostare il centro urbano nell’adiacente Manfredonia. Il Parco include interessanti ipogei, resti di chiese extra moenia (cioè esterne rispetto al centro abitato), e la Chiesa di Santa Maria Maggiore, databile intorno all’anno Mille, in stile romanico.

Siponto: l’antica città romana oggi scomparsa

La città di Siponto, della quale il Parco Archeologico reca interessantissime testimonianze, fu colonia romana sin dal 194 a.C. La città fu letteralmente abbandonata dai suoi abitanti dopo che la zona sulla quale sorgeva subì un impaludamento — la piana di Siponto sorge tra i fiumi Candelaro e Cervaro. I suoi abitanti si trasferirono dunque nella vicina Manfredonia, voluta da Re Manfredi, figlio dell’Imperatore Federico II di Svevia. La città si chiamava dunque Manfredonia, come oggi, anche se durante la dominazione angioina prese il nome di Sypontum Novellum — nuova Siponto.

Siponto abbandonata per le paludi: quando una città scompare per cause ambientali. La storia di Siponto è uno dei casi più documentati di abbandono urbano per degrado ambientale nell’Italia medievale. La piana tra i fiumi Candelaro e Cervaro, nella quale sorgeva la città, è geologicamente instabile — i due fiumi che la attraversano hanno tendenza all’esondazione e alla formazione di aree paludose. Nel corso del XIII secolo, le condizioni igienico-sanitarie della città deteriorarono progressivamente per la crescita delle zone umide: le paludi favorivano la malaria, rendendo l’area insalubre. Il trasferimento degli abitanti nella nuova Manfredonia — fondata da Re Manfredi su terreno più elevato e salubre — fu quindi una decisione di sopravvivenza, non una capricciosa scelta politica. Siponto non fu bombardata né saccheggiata: semplicemente, la natura la rese inabitabile. Un monito sempre attuale sul rapporto tra insediamenti umani e ambiente.

La cripta di Santa Maria Maggiore a Siponto - La Terra Di Puglia

La Basilica Paleocristiana di Santa Maria Maggiore

I resti di questa incantevole basilica paleocristiana ci ricordano che Siponto fu anche un’importante diocesi. La basilica fu edificata nel IV secolo d.C. ed è proprio a quel periodo che risalgono i pavimenti musivi ancora oggi visitabili all’interno della Basilica Medievale di Santa Maria Maggiore. Il rifacimento medievale della Basilica reca la traccia del suo passato, come testimoniato anche da colonne e capitelli provenienti proprio dalla piana di Siponto.

Le stele di Siponto

Un eccezionale ritrovamento avvenuto nel 1960 fu quello di un’ottantina di stele databili tra l’VIII e il VI secolo a.C., a riprova dell’esistenza, secondo gli studiosi, di una sorta di Stonehenge in Puglia. La prima fu trovata casualmente, e presto si capì che madre terra stava restituendo alla storia un grande tesoro. Alcune riaffiorarono nel corso di lavori agricoli, altre furono usate da inconsapevoli contadini per edificare case, lavabi e altro. Ciascuna stele è piuttosto grande — anche un metro e mezzo — e raffigura un corpo umano forse privo di vita, con le braccia conserte sul petto, riccamente vestito e adornato. Oggi le stele ritrovate sono complessivamente circa duemila, di cui alcune sono esposte al museo archeologico di Manfredonia.

Stele daunie - Museo Archeologico di Manfredonia - La Terra di Puglia

Le stele daunie: la “Stonehenge pugliese” che pochi conoscono fuori dalla Puglia. Le stele daunie di Siponto sono uno dei ritrovamenti archeologici più straordinari e meno conosciuti dell’intera Italia meridionale. Queste lastre di pietra calcarea alte fino a un metro e mezzo, raffiguranti figure umane stilizzate con ricchi ornamenti, appartengono alla cultura dei Dauni — la popolazione italica che abitava il Foggiano prima della romanizzazione. Databili tra l’VIII e il VI secolo a.C., le stele erano probabilmente monumenti funerari eretti nelle necropoli. La particolarità è la decorazione: figure femminili con gioielli, collane, bracciali, abiti ricamati; figure maschili con armi e cinture. Ogni stele è un ritratto sociale del defunto — il rango, il sesso, la ricchezza — codificato in un linguaggio visivo che i ricercatori stanno ancora decifrando. Il Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia custodisce la collezione più completa al mondo.