Corigliano d’Otranto è un comune di circa 5.700 abitanti in provincia di Lecce, nel cuore della Grecìa Salentina. Ha un castello che non somiglia a nessun altro in Puglia, una lingua antica che qui si parla ancora, e l’abitudine dichiarata di prendere sul serio la filosofia. Non è un borgo da mezz’ora: è un borgo da capire.
Un paese greco prima che salentino
Le origini di Corigliano d’Otranto affondano nel periodo della dominazione greca, anche se non tutti gli studiosi concordano: c’è chi le fa risalire all’età romana. Quello su cui le fonti convergono è che il paese fu greco dal VI all’XI secolo, e che ospitò una importante scuola di monaci basiliani, poi confluita nell’Abbazia di San Nicola di Casole, vicino a Otranto.
È da lì che arriva tutto il resto: la lingua, i toponimi, il modo di stare in piazza. Corigliano non è un paese salentino con qualche eco greca sopra: è un paese greco che è diventato salentino.

Il Castello de’ Monti
All’ingresso del centro storico c’è il pezzo forte: il Castello de’ Monti, che nella forma attuale risale al 1465, quando la famiglia de’ Monti — di antiche origini francesi — lo acquisì e vi fece costruire una cinta muraria e un fossato profondo, per difendersi dagli attacchi turchi.
La pianta è quadrata, con quattro grandi torri circolari agli angoli e un fossato che gira tutto intorno, su una superficie di circa 730 metri quadrati. Ma la cosa che colpisce di più non è la difesa: è la facciata, ricoperta di sculture, mensole e figure che non ti aspetti su una fortezza. Un castello costruito per resistere, decorato come un palazzo di rappresentanza.
Oggi non è un monumento chiuso a chiave: ospita visite guidate, congressi, eventi e cerimonie, e al suo interno ci sono un ristorante e un bar. È un castello in cui si entra, e questo in Puglia non è così comune.
Il griko, che qui si parla ancora
Corigliano è uno dei comuni della Grecìa Salentina, l’isola linguistica dove sopravvive il griko, la parlata di origine greca antica.
Qui però non è un’etichetta da depliant. Ogni monumento principale del paese ha un pannello descrittivo in tre lingue: italiano, inglese e griko — e da quel pannello si può ascoltare una poesia recitata da un abitante del posto. È il dettaglio che distingue Corigliano dagli altri borghi della zona: la lingua non è esposta in una teca, è ancora in bocca a qualcuno.

Non stupisce che il paese sia una delle tappe storiche della Notte della Taranta: la pizzica e il griko crescono sullo stesso terreno.
Il paese che ha preso sul serio la filosofia
C’è un tratto di Corigliano che non si trova altrove: la vocazione filosofica dichiarata. Il paese si è dato l’identità di “paese filosofico”, con installazioni e iscrizioni disseminate per le vie e un giardino dedicato al pensiero, che le fonti chiamano Giardino di Sophia — lo stesso luogo che da queste parti molti chiamano semplicemente il parco della filosofia.

Non è una trovata turistica dell’ultimo minuto: la propensione al ragionamento, alla riflessione morale e all’educazione civica è una cosa che gli abitanti si riconoscono da tempo, e che il paese ha deciso di mettere per strada invece di tenersela addosso.
Cosa vedere a Corigliano d’Otranto, oltre al castello
- Palazzo Comi — settecentesco, con facciata in stile classico e antiche iscrizioni greche di epoca bizantina: un’altra traccia del passato greco, incastonata nella pietra.
- Arco dei Lucchetti — elegante opera muraria del 1497.
- Il centro storico — da girare a piedi seguendo i pannelli trilingue, che funzionano come un percorso già pronto.
Come inserirlo in un giro. Corigliano sta a pochi chilometri dagli altri comuni della Grecìa Salentina: si abbina bene a Zollino per completare il quadro dell’isola griko, oppure si prende come tappa nell’entroterra fra il Salento interno e la costa adriatica. Il castello merita la visita guidata: da fuori se ne vede metà.











