Bitetto è un paese dell’entroterra barese con due cose che non si trovano altrove: una cattedrale del 1335 firmata sull’architrave dal suo costruttore, Lillo da Barletta, e una varietà di oliva che porta il suo nome — la Termite di Bitetto, dolce, grossa e adatta alle olive nere da tavola. Nel santuario del Beato Giacomo c’è anche un museo della civiltà contadina.

Il Museo della Devozione e del Lavoro di Bitetto, nel santuario del Beato Giacomo

Credits: www.beatogiacomo.it

Illustrazione: uliveto dell'entroterra barese con le olive nere da tavola della Termite di Bitetto

Illustrazione di un uliveto dell’entroterra barese. Non è una fotografia.

Bitetto sta nell’entroterra di Bari, a una ventina di chilometri dal capoluogo, in mezzo agli uliveti. È uno di quei paesi che si attraversano andando altrove, e che meritano invece una sosta di un’ora: il tempo di guardare un portale e di assaggiare un’oliva.

La cattedrale, e la firma sull’architrave

La cattedrale di San Michele Arcangelo fu costruita nel 1335 per volontà del vescovo Giacomo II Bonocore, e il lavoro fu affidato al maestro Lillo da Barletta. Il dettaglio che la rende speciale è che quel nome non si deduce: è scritto. Sull’architrave del portale maggiore corre un’iscrizione con l’anno della costruzione e il nome dell’architetto — una firma, in un’epoca in cui quasi nessuno firmava.

Il portale è la parte che vale il viaggio: decorato con scene cristologiche, affiancato da due leoni stilofori, e sormontato da una lunetta divisa in due registri — sopra la Vergine in trono fra due angeli, sotto Gesù fra gli apostoli.

L’oliva Termite di Bitetto

Poche varietà di oliva portano il nome di un paese così piccolo. La Termite di Bitetto — che si trova anche come Cima di Bitetti, Mele di Bitetto o semplicemente oliva mele — è una cultivar da mensa coltivata soprattutto qui e nei comuni intorno.

  • La drupa è grossa e ovoidale, con apice arrotondato e base troncata.
  • L’invaiatura, cioè il momento in cui l’oliva vira al nero, è precoce e concentrata: matura tutta insieme.
  • L’uso è quello di oliva nera da tavola: la polpa resta morbida, e questo la rende dolce al morso ma delicata da lavorare.
  • Non si impollina da sola: vuole accanto altre varietà, e le compagne classiche sono la Coratina e l’Ogliarola barese, che fioriscono nello stesso periodo.

Si trovano anche fuori stagione. Le olive Termite di Bitetto conservate in salamoia sono una delle referenze del nostro negozio: sono il modo più semplice per assaggiarle senza aspettare la raccolta di novembre.

Il Beato Giacomo e il museo

Il patrono di Bitetto è san Giacomo Illirico, il Beato Giacomo, e il suo santuario è il secondo luogo da vedere in paese. Negli ambienti che fino a pochi decenni fa erano usati dai frati francescani — le celle, gli spazi comuni — c’è oggi il Museo della Devozione e del Lavoro.

Il nome dice esattamente cosa contiene: da una parte le urne e le vesti legate al culto del patrono, dall’altra gli attrezzi agricoli e gli utensili delle vecchie botteghe artigiane della zona, alcuni risalenti al Settecento. È un museo di oggetti diventati inutili, che raccontano come si lavorava. Ne abbiamo scritto per esteso nel pezzo sul Museo della Devozione e del Lavoro.

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