Il Salento è la parte di Puglia dove si pedala meglio e dove le ciclabili non ci sono: si va su provinciali secondarie e strade litoranee, quasi sempre in piano. Un itinerario ufficiale c’è ed è la Ciclonica, l’anello ionico da 304 chilometri nato dai Comuni con fondi PNRR. Il percorso più conosciuto resta l’anello da Lecce, quattro tappe che toccano Otranto, Leuca e Gallipoli — e la tappa fra Otranto e Leuca è la più bella e l’unica faticosa. In questa pagina: la Ciclonica, l’anello e le sue tappe, la Grecìa Salentina e l’anello di Alimini.
Un territorio piatto e un problema di traffico
Il Salento è una penisola bassa fra due mari, senza rilievi degni di questo nome: si pedala in piano quasi ovunque, e le poche salite stanno sulla costa adriatica fra Castro e Leuca, dove la roccia si alza sul mare. Per il cicloturista è terreno facile, adatto anche a chi non ha allenamento. La difficoltà del Salento è un’altra, e non è fisica: è il traffico estivo. Da luglio a fine agosto le litoranee che sono la parte più bella diventano code, e pedalarci è sgradevole quando non è pericoloso.

Fuori stagione il quadro si rovescia. Le stesse strade sono vuote, l’entroterra è un reticolo di provinciali dritte fra uliveti e muretti a secco dove passano tre automobili all’ora, e si attraversano paesi ogni sei o sette chilometri — cioè non si è mai lontani da una fontana, da un bar o da una stazione.
Nel Salento non c’è una greenway separata dalle auto, e conviene saperlo prima di partire. Il tratto sud della Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, quello che dovrebbe scendere da Grottaglie fino a Santa Maria di Leuca per 157 chilometri, è ancora in fase di progettazione. Quindi tutto quello che si legge qui sotto è su strada aperta al traffico: strade a bassissima percorrenza, ma strade. Un itinerario ufficiale e segnalato però adesso c’è, ed è la Ciclonica sul versante ionico — il paragrafo qui sotto.
La Ciclonica, l’unico itinerario ufficiale del Salento
È la novità vera degli ultimi anni, ed è nata dai Comuni. La Ciclonica – Ciclovia del Salento Ionico è un anello che parte e torna a Lecce e gira tutto il versante ionico: misurato sulla traccia ufficiale sono 304,6 chilometri con appena 1.183 metri di dislivello, e la quota non supera mai i 114 metri. Tradotto: è piatta, ed è probabilmente l’itinerario più facile di tutta la Puglia in rapporto alla sua lunghezza.
Non è l’iniziativa di un’associazione: nasce dal progetto Green Community Ionico-Adriatica, finanziato dal PNRR, con capofila il Comune di Nardò insieme ad Alliste, Avetrana, Galatone, Gallipoli, Manduria, Porto Cesareo, Racale, Taviano e Ugento. Nel 2025 è arrivata terza all’Oscar Italiano del Cicloturismo.
Ed è pensata per essere usata, non solo annunciata. C’è un’app gratuita per iOS e Android — si chiama Ciclovia del Salento Ionico — più una versione web; c’è una guida cartacea pubblicata da Ediciclo; e c’è un passaporto con i timbri nei comuni tappa, che è il tipo di cosa che trasforma un percorso in un motivo per tornare.
È divisa in anelli percorribili in giornata, quindi non serve prendersi una settimana: si può fare un pezzo alla volta partendo da dove si alloggia.
L’anello del Salento: 210 chilometri in quattro giorni
È il giro classico, e ha il pregio di partire e arrivare nello stesso posto, Lecce, che è anche il nodo ferroviario dove si arriva col treno. Secondo il racconto pubblicato da Bikeitalia sono 210 chilometri divisi in quattro tappe, tutte abbordabili da un cicloturista non allenato.
- Lecce – Otranto, 48 km — si esce dal barocco e si attraversa la campagna verso l’Adriatico. La tappa più facile, buona per il primo giorno.
- Otranto – Santa Maria di Leuca, 55 km — la definiscono «la più panoramica e impegnativa»: è un continuo saliscendi sulla costa alta, con il mare sempre sotto. Su una traccia GPS di questa tappa il conto è 58,4 km con +681 metri, e nessuna salita che superi i 132 metri di quota: non è una tappa di montagna, è una tappa che non ti lascia mai in piano.
- Leuca – Gallipoli, 54 km — si passa sull’altro versante, quello ionico: sabbia, dune, acqua bassa.
- Gallipoli – Lecce, 53 km — rientro nell’entroterra fra i paesi della piana.
Le strade sono «prevalentemente pianeggianti» e alternano strada bianca, provinciali e litoranee. Il periodo consigliato da chi l’ha percorso è la bassa stagione, proprio per la questione del traffico.
Il profilo della tappa fra Otranto e Leuca. Nessuna salita arriva ai 132 metri, eppure il disegno non ha un tratto piatto: è questo che la rende la più impegnativa delle quattro.
Su questo anello i chilometri ballano, e la ragione è interessante. Le tappe qui sopra fanno 210 km; una traccia GPS dello stesso giro pubblicata su Wikiloc ne dà 255, con 1.165 metri di dislivello. Non è che uno dei due sbagli: non esiste un tracciato ufficiale, quindi ognuno passa dove crede fra le stesse quattro città — chi taglia nell’entroterra, chi segue tutta la costa. La differenza fra le due misure, quarantacinque chilometri, è esattamente la prova che questo anello non è un percorso segnalato ma un’idea di viaggio. Il conto della fatica invece è simile: attorno al migliaio di metri di salita in tutto il giro.
La tappa Otranto–Leuca è quella per cui si viene. Sono i chilometri in cui il Salento smette di essere piatto: la strada corre sulla costa alta, fra Porto Badisco, Santa Cesarea Terme e Castro, con la roccia a picco e il mare che cambia colore ogni curva. Se si ha un giorno solo e non quattro, è questa la tappa da fare — si arriva a Otranto in treno con la bici, si pedala fino a Leuca e si torna in giornata o si dorme lì.
Il Salento Trail, per chi va di gravel
C’è una terza via, ed è quella che negli ultimi anni sta crescendo di più: il bikepacking, cioè il viaggio in autosufficienza su fondo misto. L’anello di riferimento parte e torna a Maglie, misura 296,9 chilometri e ha 1.848 metri di dislivello: 665 metri di salita in più della Ciclonica su otto chilometri in meno, il che dice subito che qui si va dove l’asfalto finisce.
Non tocca mai i duecento metri di quota — siamo sempre nel Salento — ma li fa e rifà di continuo su strade bianche, tratturi e viottoli fra i muretti a secco. Serve una gravel o una mountain bike, e serve saper cambiare una camera d’aria da soli.
Attenzione a non prenderlo per un percorso ufficiale, perché non lo è e lo dichiara. Gli itinerari di bikepacking del Salento sono raccolti e condivisi da appassionati — il più noto è il progetto Salento Bike Trail, che si presenta con le sue parole: «nessuna ufficialità, nessuna certificazione». Non c’è segnaletica, non c’è un ente che li manutiene, non c’è nessuno a cui telefonare se un passaggio è chiuso. È la loro forza e il loro limite insieme: chi ci va deve essere autonomo.
La Grecìa Salentina, per chi preferisce l’entroterra
A pochi chilometri dalla costa c’è un’altra Puglia, e da una bici si vede meglio che da un’automobile. La Grecìa Salentina è l’insieme di paesi dove si è parlato il griko, una lingua di origine greca sopravvissuta per secoli: Corigliano d’Otranto, Martano, Calimera, Sternatia, Zollino, Martignano e gli altri. Stanno vicinissimi fra loro, su strade secondarie quasi deserte, e si collegano in un giro di poche decine di chilometri.
È l’itinerario giusto per una giornata di vento o di caldo: l’entroterra è più fresco della costa, gli alberi ci sono, e ogni paese ha una piazza con un bar. La zona di Maglie e Galatina è il naturale punto d’appoggio, anche perché è servita dalla ferrovia.
L’anello di Alimini: 36 chilometri

È un itinerario che raccontiamo da anni e resta uno dei più belli per una mezza giornata. Parte dall’ex convento di San Pasquale, all’ingresso di Martano, e gira per 36 chilometri nella campagna fra i paesi della Grecìa e i laghi Alimini, che sono le due lagune costiere a nord di Otranto — acqua dolce e acqua salata a poche centinaia di metri l’una dall’altra, con la pineta in mezzo.
Il fondo è misto e ci sono tratti su sterrato: va bene una gravel o una mountain bike, meno una bici da strada.
Le litoranee, una per una
- Otranto – Santa Maria di Leuca — la costa adriatica alta. È dentro il Parco Naturale Regionale Otranto–Leuca, i ciclisti salentini la percorrono tutto l’anno, ed è la più bella della Puglia.
- Porto Cesareo – Gallipoli — il versante ionico, piatto: calette, piccoli stabilimenti, panorami continui. Anche in scooter è un classico, il che dice quanto è trafficata in agosto.
- Torre Guaceto — la riserva naturale fra Brindisi e Fasano, poco più a nord: dentro si entra solo a piedi o in bici, non ci sono auto e non ci sono lidi. È il posto dove la bici non è un’alternativa all’auto, è l’unico modo.
- Le campagne di Galatina — percorsi cicloturistici fra uliveti e muretti a secco, adatti al turismo lento.
Come arrivarci con la bici
Lecce è il capolinea della rete ferroviaria nazionale, e da lì in giù il Salento è servito dalle Ferrovie Sud Est, che raggiungono Otranto, Gallipoli, Nardò, Maglie e Casarano. Sui treni regionali pugliesi contrassegnati dal pittogramma della bici il trasporto è gratuito: ci si presenta al personale prima di salire e si riceve un supplemento a costo zero.
Questo cambia il modo di organizzare il viaggio: non serve fare l’anello per intero, si può prendere il treno la mattina, pedalare una tappa e rientrare la sera. I dettagli e il perimetro della gratuità stanno nella pagina La Puglia in bici.











