I rifiuti della lavorazione casearia hanno una seconda vita in Puglia

Durante il 2017 la mole di rifiuti italiani provenienti dalla lavorazione dei formaggi è stata decisamente importante, visto che si sono prodotti 1.260.000 tonnellate di formaggi. Come si può ben immaginare, anche la lavorazione di prodotti alimentari porta alla produzione di materiale di scarto che, purtroppo, non sempre è smaltito nella maniera corretta. Basta pensare, ad esempio, che i sieri dei prodotti a base di latte sono riversati spesso nelle acque reflue. Un progetto di ENEA che ha  visto l’avvio grazie ad una star-up della Puglia, Eggplant, ha individuato un metodo per utilizzare questi rifiuti in maniera intelligente! In parte, è possibile scindere il rifiuto per ottenere sostanze ancora utili come lattosio, sali minerali, proteine del latte, acqua ecc, mentre dall’altra si può utilizzare lo scarto per ottenere plastiche biodegradabili e compostabili per imballaggi, bottiglie e vaschette alimentari.

Bio-plastica ottenuta dal siero dei formaggi pugliesi

Valerio Miceli, un ricercatore del Dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi di ENEA, ha concesso un’intervista radiofonica a EconomiaCristiana ed ha approfondito nei dettagli questo importante progetto, sottolineando proprio come la lavorazione di prodotti quali formaggi, mozzarelle e ricotta possono rappresentare un’eccellenza per il nostro paese, ma allo stesso tempo creano un consistente quantitativo di rifiuti. Questa tipologia di rifiuto – catalogata come speciale e non pericoloso – contiene al suo interno molecole quali BOD e COD che, con la fermentazione, generano batteri utili all’ambiente, ma pessimi per lo smaltimento tramite un classico depuratore delle rete fognaria. Proprio per questo è fondamentale che le aziende rispettino le leggi!

La proposta messa a punto da Enea e dalla start-up Eggplant – che coinvolge pure l’Università di Bari e altri aziende private – prevede il trattamento degli scarti caseari tramite degli impianti che effettuano una filtrazione tangenziale, dove le componenti liquide sono divise da quelle solide. In questa maniera, si ottengono sieroproteine e lattosio, le cui biomolecole sono gestite tramite il brevetto di Eggplant e trasformate successivamente in bio-plastica. Con questa soluzione l’unico refluo prodotto è l’acqua – che si può sfruttare sempre nei processi di produzione del caseificio – e si ottengono anche dei prodotti (vaschette ed imballaggi) che possono essere smaltiti in maniera rispettosa per l’ambiente! Durante i prossimi 18 mesi, il progetto in questione avrà la possibilità di essere ulteriormente sviluppato ed analizzato, con la possibile valutazione di introduzione a livello industriale.