Il prezzo del grano duro in Puglia è letteralmente crollato. Alla Borsa Merci di Foggia si registrano valori sotto i 315 euro/tonnellata, tra i più bassi degli ultimi anni. Questo ha messo in seria difficoltà migliaia di agricoltori pugliesi, soprattutto quelli attivi nel Tavoliere delle Puglie, un’area da sempre considerata il granaio d’Italia. Si tratta di una crisi che non riguarda solo la sfera economica, ma che investe la dimensione sociale, ambientale e culturale di una regione intera.

La cerealicoltura pugliese rappresenta una delle colonne portanti del settore primario locale, con una produzione annua che sfiora i 10 milioni di quintali di grano duro. Tuttavia, le dinamiche di mercato, sempre più instabili e globalizzate, stanno erodendo i margini di profitto dei produttori, fino a portarli sull’orlo della rinuncia. Il 2024 potrebbe segnare un punto di svolta negativo, con migliaia di ettari a rischio abbandono e una catena produttiva che rischia di spezzarsi.

Andamento dei prezzi: la fotografia degli ultimi 5 anni

Analizzando i dati storici della Borsa Merci di Foggia, si nota chiaramente una tendenza preoccupante. Dopo un picco record nel 2022, quando il prezzo del grano duro superava i 550 euro/tonnellata, si è assistito a un calo progressivo che ha portato il prezzo medio del 2024 tra i 315 e 337 euro/tonnellata. La flessione appare ancora più grave se si considera l’incremento dei costi di produzione nello stesso arco temporale: carburanti, fertilizzanti, manodopera e acqua pesano sempre di più sui bilanci aziendali.

Anno Prezzo medio Italia (€/ton) Prezzo medio Foggia (€/ton)
2020 ~300 298
2021 390-400 396
2022 ~530 528
2023 ~395 394
2024 ~340 315-337

Non si tratta solo di numeri: ogni punto percentuale in meno rappresenta aziende a rischio chiusura, famiglie che non riescono a coprire le spese e territori interi che si impoveriscono. A questo si aggiunge la frustrazione di vedere prodotti stranieri inondare il mercato, talvolta venduti a prezzi più bassi e senza le stesse garanzie di qualità e sicurezza del grano pugliese.

Cause del crollo: tra mercato globale e regole sbilanciate

Il crollo del prezzo del grano non può essere attribuito a una singola causa. Piuttosto, è il risultato di una combinazione letale di fattori economici, politici e strutturali:

  • Importazioni fuori controllo: nel 2024 si registra un +68% di grano importato dal Canada rispetto all’anno precedente. Questo grano entra in Italia proprio durante la raccolta nazionale, contribuendo a far crollare il prezzo locale.
  • Utilizzo di tecniche vietate: molti paesi esteri utilizzano fitofarmaci come il glifosato in pre-raccolta, vietati in UE. Eppure il loro grano viene ugualmente importato e venduto nei nostri supermercati.
  • Speculazioni e mancanza di trasparenza: il settore della trasformazione e della distribuzione è dominato da pochi soggetti con forte potere contrattuale, che possono influenzare i prezzi a scapito dei piccoli produttori.
  • Assenza di protezioni strutturali: mancano strumenti di difesa commerciale, come dazi stagionali, quote d’importazione o incentivi alla produzione nazionale in momenti di crisi.

La Puglia si trova così a fronteggiare una concorrenza sleale, che penalizza proprio chi produce rispettando le regole, l’ambiente e la salute dei consumatori.

Le conseguenze sul comparto agricolo pugliese

Le ricadute di questa crisi sono pesanti e non riguardano solo l’ambito economico. Molti agricoltori hanno dichiarato di voler sospendere la semina per il prossimo anno. Il rischio è l’abbandono sistematico delle colture, con un calo fino al 10% delle superfici dedicate al grano in Puglia. Questo comporterebbe una perdita di reddito diretta per migliaia di famiglie e avrebbe ripercussioni su tutto l’indotto: trasporti, mulini, trasformazione, packaging.

A Foggia, Bari e Lecce si sono tenute manifestazioni spontanee da parte di agricoltori esasperati. Presidi, blocchi temporanei, proteste simboliche davanti alle Camere di Commercio e ai porti commerciali. Il messaggio è chiaro: così non si può andare avanti.

Ma c’è anche un impatto sociale: nelle aree rurali più fragili, il grano rappresenta spesso l’ultima risorsa economica. Se viene meno la cerealicoltura, si accelera lo spopolamento, si perdono competenze agronomiche e si rischia una vera e propria desertificazione produttiva.

Le richieste degli agricoltori e delle associazioni

Coldiretti, CIA, Confagricoltura e altri attori del settore hanno sottoposto al Ministero una serie di richieste precise e articolate:

  • Contingentamento temporaneo delle importazioni durante la fase di raccolta italiana.
  • Obbligo di etichettatura d’origine per tutta la pasta prodotta in Italia.
  • Attivazione urgente della CUN (Commissione Unica Nazionale) per il grano duro, in modo da avere un riferimento trasparente per il prezzo.
  • Fondo straordinario per integrare il reddito degli agricoltori colpiti.
  • Incentivi fiscali per le aziende agricole cerealicole sotto pressione finanziaria.
  • Sostegno ai contratti di filiera pluriennali con pastifici, GDO e industria alimentare italiana.

Queste misure non sono solo richieste di categoria: rappresentano un tentativo di salvare un comparto strategico per l’economia e per la sovranità alimentare nazionale.

Le risposte delle istituzioni: luci e ombre

Il Ministro Francesco Lollobrigida ha accolto alcune richieste, annunciando la riattivazione della CUN e un monitoraggio più stretto sul mercato. Sono stati sbloccati fondi arretrati della PAC (Politica Agricola Comune) e si sta valutando l’apertura di un tavolo tecnico permanente sul grano.

La Regione Puglia, da parte sua, ha chiesto al governo misure di decontribuzione IRAP e l’introduzione di un sistema di prezzo minimo garantito da applicare in fase di crisi. Ma la strada appare ancora lunga, e la fiducia degli agricoltori è al minimo storico.

Soluzioni a lungo termine: idee per salvare la cerealicoltura pugliese

Se si vuole davvero invertire la rotta, serve un piano organico a medio-lungo termine, che coinvolga tutti gli attori della filiera:

  • Rafforzamento delle cooperative e delle OP, per avere maggiore peso contrattuale nella vendita del prodotto.
  • Innovazione varietale e investimenti in tecniche di agricoltura di precisione.
  • Diversificazione dell’offerta, puntando su grani antichi, biologici e certificati, molto richiesti nei mercati esteri.
  • Campagne di comunicazione per incentivare l’acquisto di pasta 100% grano italiano.
  • Sostegno alla trasformazione locale, con piccoli pastifici artigianali che valorizzino la materia prima regionale.

Conclusione

Il grano pugliese è molto più di una commodity: è storia, cultura, economia. È un legame diretto con la terra, con le famiglie, con il paesaggio. E oggi è sotto attacco. Per salvarlo servono coraggio, visione, alleanze. La battaglia non è solo degli agricoltori, ma di chiunque creda in un’agricoltura giusta, sostenibile e capace di creare valore reale. Non possiamo permettere che l’Italia perda il suo grano: sarebbe come perdere una parte della nostra identità.