La Regione Puglia ha stanziato 10,35 milioni di euro per migliorare le spiagge libere pugliesi con il programma “Mare democratico”. Passarelle per disabili, servizi igienici, postazioni di salvataggio, docce, punti d’ombra: il mare gratis deve diventare dignitoso. Nel frattempo, a Roma, la Lega ha appena prorogato le concessioni balneari private fino al 2030. Benvenuti nella schizofrenia della politica balneare italiana.
C’è una cosa che ogni pugliese sa — e che ogni turista scopre presto. Le spiagge libere della Puglia sono tra le più belle d’Italia. Sono anche quelle che lo Stato ha storicamente trattato peggio: senza servizi, senza manutenzione, senza sicurezza, lasciate a se stesse mentre gli stabilimenti balneari accanto prosperavano su concessioni pubbliche a prezzi irrisori.
Nel 2026 qualcosa si muove — almeno in Puglia. La Regione ha presentato il programma “Mare democratico” con risorse concrete per trasformare le spiagge libere pugliesi. Ma la storia, come spesso accade, è più complicata di un comunicato stampa ottimista.
Mare democratico: cosa prevede il piano da 10 milioni
La Regione Puglia ha lanciato il programma “Mare democratico”, rivolto ai 69 Comuni costieri pugliesi, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di fruibilità, accessibilità e sicurezza delle spiagge libere, considerate beni comuni strategici. Il programma prevede risorse pari a 10,35 milioni di euro nel triennio 2026-2028, di cui 3,4 milioni destinati all’avviso “Spiagge Libere” per il 2026.
Con il primo bando vengono messi a disposizione dei Comuni costieri fino a 50.000 euro per trasformare le spiagge libere in luoghi vivi, dignitosi e accessibili con servizi per tutti. Le domande potranno essere inviate esclusivamente tramite il portale regionale a partire dal 22 maggio 2026 fino al 19 giugno 2026.
Il bando “Spiagge accessibili” mira a finanziare interventi per rendere accessibile la costa alle persone con disabilità, con una prenotazione di spesa pari a 200.000 euro sul bilancio regionale 2026. I due bandi sono cumulabili.
euro stanziati nel triennio 2026-2028 per le spiagge libere pugliesi
comuni costieri pugliesi destinatari dei fondi — possono partecipare singolarmente o associati
contributo massimo per comune nel bando “Spiagge Libere” 2026
scadenza per presentare le domande — esclusivamente online su moduli.regione.puglia.it
Cosa si può fare con questi fondi? I Comuni potranno realizzare passerelle e percorsi accessibili fino alla battigia, servizi igienici e spogliatoi accessibili, cabine, docce, punti d’ombra, aree attrezzate, sistemi di sicurezza e salvataggio, segnaletica multilingue e tattile, rampe di accesso, corrimano, illuminazione a basso consumo, torrette di avvistamento, manutenzione degli accessi e sistemazione della vegetazione.
La visione politica dietro il programma l’ha espressa chiaramente il presidente della Regione Antonio Decaro: “Mare democratico è un programma in cui credo molto. Un progetto che nasce da una visione semplice ma potente: in Puglia, il mare deve appartenere a tutti, nessuno escluso.”
Nel frattempo a Roma: concessioni prorogate fino al 2030
Mentre la Puglia investe sulle spiagge libere, a Roma si gioca una partita completamente diversa. Un emendamento della Lega, approvato in Commissione Ambiente con il benestare della maggioranza, ha prorogato le concessioni balneari fino al 2030 — allungando di altri tre anni una scadenza che avrebbe dovuto scattare già nel 2027. Tradotto: nessuna gara e nessuna concorrenza leale, e ancora meno spazio per le spiagge libere.
Non è la prima volta. La questione delle concessioni balneari si trascina da oltre quindici anni. Una sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato le concessioni scadute, invitando le amministrazioni locali a procedere a gare per assegnare le spiagge. L’Europa preme con la direttiva Bolkestein. Il governo proroga. Il mare pubblico rimane in mani private a prezzi di favore.
Il caso Lecce: il senatore leghista e il lido di Gallipoli
In Puglia la storia dei balneari ha un protagonista con un nome preciso. Il senatore leghista Roberto Marti è il capofila della lobby pugliese degli imprenditori balneari. Dall’estate scorsa è entrato nell’affare degli stabilimenti acquisendo insieme al deputato leghista Salvatore Di Mattina la maggioranza delle quote di Lido Pizzo, la spiaggia di Gallipoli amata dai vip — dai reali del Belgio a Romano Prodi.
Il centrodestra leccese, con l’appoggio determinante di Marti, ha sostenuto la sindaca Poli Bortone — e ora chiede di sospendere le gare balneari, sostenendo che “la spiaggia non è una risorsa scarsa”. Un argomento creativo, considerando che la costa pugliese ha una percentuale di spiagge private tra le più alte d’Italia.
Il caso Castellaneta: quando la lobby ferma un bando
Ma il caso più emblematico è quello di Castellaneta — la stessa città che qualche settimana fa ha fatto notizia per la spiaggia naturista di Termitosa. Il bando per le nuove concessioni demaniali nel comune in provincia di Taranto viaggia a passo di lumaca, tanto che anche per la stagione estiva 2026 è in arrivo una nuova proroga. Il sindaco aveva tentato di aumentare le spiagge libere modificando il bando: ma la sua amministrazione stava cadendo, nel corso di un consiglio comunale in cui i partiti di opposizione insieme a uno di maggioranza — riferimento dei balneari — presentarono una mozione per annullare la gara. “A me non è restato altro che prendere atto”, ha spiegato il sindaco.
Il risultato? Le spiagge libere davanti agli stabilimenti storici sono scomparse dal bando, che ha trasformato 4 stabilimenti in 21, con gli anni di concessione passati da 5 a 10. Un ribaltamento completo degli obiettivi iniziali, ottenuto in un consiglio comunale.
La radice del problema è vecchia quanto la Repubblica. A Castellaneta, come racconta un’inchiesta del Fatto Quotidiano, i lidi balneari sono stati per decenni nelle mani di famiglie legate alla politica locale — fratelli di ex sindaci, mogli di ex assessori regionali al turismo. La lobby dei balneari non è un fenomeno astratto: è una rete di interessi concreta, trasversale ai partiti, che ha sempre trovato il modo di sopravvivere ai cambi di governo. “Il partito trasversale dei balneari” — come lo chiama il Fatto Quotidiano — esiste in Puglia come nel resto d’Italia. E ha sempre saputo come difendersi.
Le spiagge libere pugliesi che meritano di essere curate
In tutto questo, c’è un fatto che rimane: le spiagge libere della Puglia sono spesso le più belle. Quelle che si raggiungono a piedi, quelle dove non c’è il cartello del lido, quelle dove il mare è quello vero senza ombrelloni in fila. Sono anche quelle che negli anni hanno ricevuto meno investimenti — e che il programma “Mare democratico” potrebbe finalmente cambiare.
Dal Gargano al Salento, passando per la costa ionica e quella adriatica, la Puglia ha una quantità di spiagge libere straordinaria. Alcune già raggiungono standard eccellenti — Torre Guaceto con la sua riserva marina, Vignanotica sul Gargano accessibile solo a piedi, le calette del Salento ionico. Altre languono per mancanza di manutenzione di base: accessi sconnessi, nessun servizio igienico, nessun punto d’ombra.
Se i fondi arriveranno davvero e i Comuni li useranno bene, il programma “Mare democratico” potrebbe cambiare l’esperienza delle spiagge libere pugliesi in modo significativo. Il condizionale è d’obbligo — perché in Italia, tra il bando e la passerella accessibile, c’è sempre un consiglio comunale di mezzo.
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Fonti: ANCI Puglia, BariToday, Il Fatto Quotidiano, Mondo Balneare, Radicali.it. Il programma “Mare democratico” è stato presentato dalla Regione Puglia il 14 maggio 2026. Scadenza bandi: 19 giugno 2026. L’inchiesta sul caso Castellaneta è stata pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 13 aprile 2026. I dati sul senatore Marti e Lido Pizzo sono tratti da Il Fatto Quotidiano del 13 maggio 2026.











