Calimera si chiama «buongiorno» in greco, e non è una curiosità: è uno dei paesi della Grecìa Salentina, dove si parla ancora il griko. Nei giardini pubblici c’è una stele attica del IV secolo a.C. donata da Atene nel 1959; alla periferia, dentro una chiesetta dedicata a san Vito, c’è un monolite forato attorno a cui si celebra da secoli un rito di fertilità. A Calimera ci sono anche il Museo di Storia Naturale del Salento e una casa-museo della cultura grika.

Calimera sta nel Salento, a una ventina di chilometri da Lecce, ed è uno dei paesi della Grecìa Salentina. Il nome vuol dire quello che sembra: kalimera, in greco, è «buongiorno».
La stele che Atene ha regalato a Calimera
Il sindaco di Calimera aveva chiesto ad Atene una pietra dell’Acropoli, nel nome della lingua che i due posti hanno in comune. Atene rispose meglio della richiesta: mandò una stele funeraria attica del IV secolo a.C., proveniente da Marussi ed esposta fino ad allora al Museo Archeologico Nazionale. Fu donata nel 1959 e collocata dal 1960 nei giardini pubblici del paese, dentro un’edicola.
Sulla stele c’è l’iscrizione originale, che è un nome di venticinque secoli fa: Patroclia, figlia di Proclide, del demo di Atmon. Ma la frase che tutti vengono a leggere è quella che il sindaco di Atene fece incidere sul timpano, e non è in greco antico: è in griko.
«Zeni esù en ise ettù ‘sti Kalimera»
Straniera tu non sei qui a Calimera.
È il modo più conciso che esista di spiegare cosa sia la Grecìa Salentina: non un museo linguistico, ma un posto dove una lingua è rimasta viva abbastanza da farsi scrivere addosso una frase di benvenuto da parte della città che l’aveva generata.
Il griko non è greco moderno. È una lingua a sé, nata dal greco antico e cresciuta per secoli dentro il Salento, con dentro parole latine, spagnole e dialettali. Chi lo parla capisce a fatica un ateniese di oggi, e viceversa. Ne abbiamo scritto qui: cos’è il griko salentino e il griko antico.
La pietra forata di San Vito
Alla periferia del paese, accanto al cimitero, c’è una piccola chiesa dedicata a san Vito. Dentro, al centro della navata, c’è un monolite di età precristiana con un foro passante di una trentina di centimetri. La chiesa, con ogni evidenza, è stata costruita attorno alla pietra: prima c’era il masso, poi le mura.
Il rito è sopravvissuto al passaggio di religione. Il lunedì di Pasqua si viene qui per passare attraverso il foro, un gesto legato alla fertilità e all’abbondanza che veniva già praticato quando il masso stava all’aperto. È uno dei casi più chiari, in Puglia, di un culto pagano che non è stato cancellato ma inglobato — e la storia completa, con la leggenda che l’accompagna, sta in Calimera e la pietra della fertilità.

I due musei
- Il Museo di Storia Naturale del Salento, che è anche un osservatorio faunistico della provincia di Lecce: non un museo di vetrine, ma un centro che lavora sugli animali del territorio.
- La Casa-museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika, dove la lingua e gli oggetti stanno insieme — che è il modo giusto di raccontarli, visto che il griko è una lingua che si è tramandata lavorando, non a scuola.
Quando andarci
Il momento più denso è il lunedì di Pasqua, per il rito della pietra. In estate la Grecìa Salentina è attraversata dalla Notte della Taranta, che fa tappa nei paesi griki prima del concertone di Melpignano: è l’altro momento in cui qui si sente cantare in una lingua che non è italiano.
Per continuare
- Galatina — a pochi chilometri, con gli affreschi di Santa Caterina
- Zollino — un altro paese griko, a pochi chilometri
- Itinerario nella Grecìa Salentina — fra griko, pizzica e tarantate











