Margherita di Savoia è il punto in cui il Tavoliere finisce nel mare. Qui c’è la salina più grande d’Italia: 3.871 ettari diventati riserva naturale dello Stato nel 1977, dove vive una colonia di circa quattromila fenicotteri rosa. Dalla stessa acqua nascono le terme del paese, che usano i fanghi e le acque madri dei bacini. Il nome della regina è arrivato tardi: fino al 1879 questo posto si chiamava Saline di Barletta.

Le saline di Margherita di Savoia, la più grande salina d’Italia

Margherita di Savoia sta all’estremità settentrionale della costa adriatica pugliese, in provincia di Barletta-Andria-Trani, là dove la pianura del Tavoliere smette di essere grano e diventa acqua. È l’unico paese pugliese nato attorno al sale, e ancora oggi tutto quello che c’è da vedere qui viene da lì.

La salina più grande d’Italia

La salina di Margherita di Savoia è una distesa di bacini bassi e rettangolari che l’acqua di mare attraversa lentamente, evaporando, fino a lasciare il sale. È la più estesa d’Italia, ed è talmente grande da appartenere a quattro comuni diversi: oltre a Margherita, Trinitapoli, Zapponeta e Cerignola.

Dal 1977 è anche una riserva naturale dello Stato di 3.871 ettari, gestita dal Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Foresta Umbra. È riconosciuta come zona umida di importanza internazionale dalla convenzione di Ramsar e fa parte della rete europea Natura 2000.

Perché una salina diventa una riserva naturale. Sembra una contraddizione — un impianto produttivo protetto come un parco — e invece è proprio la lavorazione a creare l’ambiente. I bacini tengono l’acqua bassa e salatissima tutto l’anno, e in quell’acqua prosperano i piccoli crostacei di cui gli uccelli si nutrono. Senza la salina, questo pezzo di costa sarebbe spiaggia e basta.

I fenicotteri rosa

Il fenicottero rosa è l’animale simbolo della riserva: negli ultimi anni ha formato qui una colonia di circa quattromila individui. Non è l’unico. Fra i bacini si vedono il cavaliere d’Italia, l’avocetta, la garzetta, la volpoca, il fraticello, il gabbiano roseo, e d’inverno arrivano gli anatidi.

Fenicotteri rosa nelle saline di Margherita di Savoia

Sul terreno, dove il sale è troppo per quasi tutto, crescono la salicornia e il Limonium. È la stessa vegetazione bassa e rossastra che si trova in tutte le zone umide salmastre, e in Puglia si vede quasi solo qui: le altre coste della regione sono roccia o sabbia.

Le terme, che vengono dalla stessa acqua

Margherita di Savoia è anche un paese termale, e non per caso: lo stabilimento usa i fanghi e le acque madri dei bacini della salina, cioè quello che resta quando il sale è stato raccolto. È la seconda vita industriale dello stesso ciclo, e spiega perché un paese di undicimila abitanti abbia un impianto di quelle dimensioni.

Un paese che ha cambiato nome nel 1879

Fino a quell’anno il posto si chiamava Saline di Barletta, perché era la salina di Barletta. Nel 1879 prese il nome della regina Margherita di Savoia, moglie di Umberto I. È un dettaglio che dice due cose: che il paese è nato come pertinenza di un altro, e che la sua identità autonoma è recente quanto il nome.

Cosa si mangia

La cucina è quella del Tavoliere, di grano e di terra, più il pesce dell’Adriatico. Il piatto che il paese si è tenuto stretto è il grano cotto, a cui è dedicata una sagra: grano bollito, mosto cotto, noci e melagrana, il dolce dei morti che qui è diventato una festa di piazza.

Da Margherita di Savoia passa una ciclovia. È la Ciclovia Adriatica, che qui costeggia le saline: circa 350 chilometri lungo tutto l’Adriatico pugliese, quasi sempre in piano.

Margherita di Savoia in breve

  • Dove — sulla costa adriatica, all’estremità nord, in provincia di Barletta-Andria-Trani (fino al 2004 era in provincia di Foggia)
  • Da vedere — la salina più grande d’Italia, la riserva naturale, i fenicotteri rosa, lo stabilimento termale
  • Quanto è grande la riserva — 3.871 ettari, istituita nel 1977, zona umida Ramsar e sito Natura 2000
  • Da abbinare — Barletta e Trani a sud, il resto del Tavoliere alle spalle
  • Da sapere — la riserva è gestita dai Carabinieri per la Biodiversità: le visite si concordano con loro, non si entra fra i bacini per conto proprio