C’è una scena che in Puglia conoscono tutti: l’ultima curva prima del paese, il campanile che spunta, la macchina che rallenta da sola. Quest’estate quella scena è diventata il tormentone più ascoltato d’Italia. Questo pezzo racconta i luoghi veri che la canzone nomina — le sedie fuori dall’uscio, le luminarie, la banda in piazza — e prova a dire anche cosa resta di quel paesaggio il 2 settembre, quando le macchine ripartono.

Chi torna al proprio paese sa esattamente dove comincia il ritorno, e non è al casello. È in un punto preciso della provinciale: una curva, un muretto, un ulivo grosso, e da lì in fondo si vede il campanile. Da quel momento in poi la strada la si potrebbe fare a occhi chiusi, e infatti nessuno guarda più il navigatore.

Illustrazione: la strada di campagna fra muretti a secco e ulivi che sale verso un paese pugliese al tramonto

Quest’estate quella scena è diventata una canzone, e la canzone è diventata il pezzo dell’estate. Si chiama «Al mio paese», la cantano Serena Brancale con Levante e DELIA, è uscita il 3 aprile 2026 e ha chiuso l’estate al terzo posto della classifica FIMI, al primo posto degli ascolti radiofonici e con un disco d’oro. Non parla di spiagge e non parla di amori: parla di tornare in un paese del Sud e di trovarlo ancora lì.

Le sedie fuori dall’uscio

La prima cosa che la canzone nomina — ed è la prima cosa che vede chi arriva — sono le donne sedute davanti alle porte. Non è folclore: è un modo di abitare. La casa vecchia d’estate è un forno, la strada al tramonto è più fresca, e la sedia impagliata portata fuori dall’uscio è il posto dove si sta.

Illustrazione: donne anziane sedute sulle sedie davanti agli usci, in un vicolo di paese la sera d'estate

Quella fila di sedie fa tre mestieri insieme. È un salotto, perché lì si parla. È una guardiola, perché da lì si vede chi passa e chi rientra a che ora. Ed è un ufficio anagrafe: sono loro che riconoscono un figlio di qualcuno arrivato da vent’anni di Milano, e lo chiamano con il nome del padre. Per chi torna è il primo momento in cui smette di essere uno che viene da fuori.

Le luminarie, che qui sono un mestiere

Poi c’è la luce. In Puglia le luminarie non sono un addobbo comprato: sono strutture di legno alte come palazzi, montate a mano, disegnate come facciate di chiese. Ci sono famiglie che le costruiscono da generazioni, e c’è un paese, Scorrano, dove la festa di Santa Domenica ha reso quelle architetture di lampadine una cosa che si viene a vedere da fuori regione — ne abbiamo scritto nel pezzo sulle luminarie di Scorrano.

Illustrazione: le luminarie della festa patronale accese sopra la via principale di un paese pugliese

Il momento che nessuno si perde è l’accensione. Fino a un attimo prima la via è una via qualsiasi; poi si accende tutto insieme e la strada diventa una navata. È l’unica sera dell’anno in cui tutto il paese guarda in alto nello stesso momento.

La piazza, la banda e i bambini che corrono

Sotto le luci c’è la piazza, e in piazza c’è la banda. In Puglia la banda non è un contorno della festa patronale: è la festa. Sale sulla cassarmonica, suona pezzi d’opera davanti a un pubblico seduto su sedie di plastica, e intorno i bambini corrono senza guardare il palco. Nessuno li ferma: fa parte della serata.

Illustrazione: la banda del paese suona sul palco in piazza davanti alla chiesa, una sera d'agosto

Se vuoi capire quanto è fitto questo calendario, guarda le date: nella sola provincia di Bari abbiamo contato quarantacinque feste patronali in trentasei comuni, quasi tutte fra maggio e settembre. Le trovi una per una, con il santo e il giorno, nella pagina sulle feste patronali della Terra di Bari.

E poi arriva il 2 settembre

Qui però bisogna dire la cosa che nelle canzoni non ci sta. Quel paesaggio — le sedie, le luci, la piazza piena — dura due settimane. Il 2 settembre le sedie tornano dentro, le serrande di mezza via si abbassano, e il paese torna a essere quello che è per gli altri undici mesi e mezzo: più vuoto, più vecchio, con la scuola che apre e la farmacia che chiude presto.

Illustrazione: lo stesso vicolo del paese vuoto ai primi di settembre, con le sedie accatastate contro il muro

La canzone, su questo, ha preso delle critiche. La creatrice di contenuti Claudia Fauzia le ha rimproverato di raccontare «un Sud che non esiste più», guardandolo solo nelle due settimane in cui è in vacanza; la giornalista Alice Valeria Oliveri ci ha letto una celebrazione del folclore. Le tre autrici, tutte meridionali, hanno risposto che quei cliché sono i loro ricordi d’infanzia, non una cartolina scritta per gli altri. E c’è anche chi, come Salvatore Ruffino, ha fatto notare che a un tormentone estivo non si può chiedere di farsi carico di una questione meridionale.

Hanno ragione un po’ tutti, e la contraddizione non si risolve: il paese di agosto esiste davvero — non è inventato — ma è il paese di quindici giorni. Chi ci vive tutto l’anno vede l’altro.

La buona notizia è che i due paesi non si escludono. Mettendo in fila i numeri dell’Osservatorio turistico della Regione, da settembre in poi passa circa un quarto delle presenze dell’anno: il mare è ancora caldo, le sagre non sono finite e i prezzi scendono. Lo abbiamo raccontato nel pezzo su settembre in Puglia. Chi torna adesso trova meno luminarie e più paese vero.

La pugliese del gruppo

Vale la pena ricordare chi l’ha scritta, perché la cosa ci riguarda da vicino. Serena Brancale è nata a Bari il 4 maggio 1989: violino da bambina, Accademia di Belle Arti a Bari, diploma in canto jazz al conservatorio dell’Aquila, Sanremo per la prima volta nel 2015 fra le Nuove proposte e poi di nuovo nel 2025 e nel 2026. «Al mio paese» apre il suo quarto album, Sacro. Levante e DELIA, che cantano con lei, sono siciliane: tre voci e due Sud diversi, che però su questa cosa qui vanno d’accordo.

E il testo, cosa dice esattamente?

Qui ci siamo occupati dei luoghi. Chi vuole l’altra metà — cosa dicono le parole, riga per riga, da dove è nata la collaborazione fra le tre cantanti e come il pezzo è diventato virale prima ancora di uscire — la trova sul nostro sito che si occupa di musica: il significato di «Al mio paese» su AirDave.

Un’ultima cosa

Se questa scena vi ha ricordato qualcosa, probabilmente conoscete anche l’altra metà del rito: il giorno in cui si ripartiva, con la macchina caricata all’alba e le buste sul sedile di dietro. E magari anche il Ferragosto degli anni Sessanta, quando al mare ci si andava sul cassone del camion. Sono la stessa storia, raccontata da tre punti diversi dell’anno.

Le immagini di questo articolo sono illustrazioni realizzate con l’intelligenza artificiale: non sono fotografie di un paese preciso, ma ricostruzioni di scene che in Puglia si ripetono ovunque.