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Salento terra di tumori e di certificati verdi?

Quando si pensa al Salento, viene spontaneo immaginarsi le lunghe distese di sabbia bianca e le acque cristalline, giacché molto difficilmente si assocerebbe a questo territorio dei dati molto negativi che riguardano i morti a causa di tumore: in realtà, questo angolo di Puglia da circa vent’anni conosce una crescita incessante dei decessi causati da neoplasie derivanti dall’inquinamento ambientale (soprattutto a trachea, bronchi e polmoni), nelle aree comprese tra Brindisi, Lecce e Taranto, con la cittadina di Maglie che risulta tra le più colpite, seguita da Cutrofiano, Tricase, Nardò e Gallipoli, inquinamento derivante da attività industriali.

Lecce, Taranto e Brindisi: si muore a causa delle emissioni

Secondo i dati resi noti dall’Istat, Lecce è la provincia maggiormente colpita dalla mortalità da cancro, e questa notizia non può che disorientare: se le cause di questa mortalità più elevata, a livello salentino, si potrebbero individuare a Taranto (con l’Ilva) e a Brindisi (con il Petrolchimico), in realtà, a Lecce si muore di più a causa della ventosità sfavorevole, capace di spostare gli agenti inquinanti in massa (e questa risposta è offerta dal CNR). Pensare che il Salento – con i suoi impianti fotovoltaici, l’energia da biomasse e i certificati verdi – sia in realtà un luogo in cui si muore di più per cancro, è qualche cosa di agghiacciante.

I tassi di mortalità: Lecce al top, addirittura davanti a Taranto

Osservando poi i dati relativi alla mortalità per 10.000 abitanti, si scopre che i rilevamenti del 2004 mettono in evidenza un tasso del 25.9 percento a Lecce, contro il 21.9 di Taranto. I tumori, però, non sono riconducibili soltanto alle emissioni derivanti dai due centri industriali. In realtà anche i piccoli inquinatori, come i cementifici o gli inceneritori (osservando le ricerche condotte dal CNR) hanno una responsabilità altrettanto importante. I rischi, al di là dei tumori ai polmoni causati dal trasporto degli agenti inquinanti dal vento, si estendono però anche al consumo di prodotti della terra (e quindi anche di animali da allevamento) e dell’acqua, in modo particolare a causa della diossina assorbita.

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Qui il documento epidemiologia-tumori-salento studio del Dott. Serravezza