paparina - La Terra di Puglia

Dovete sapere che tra le erbe spontanee che si raccolgono in Terra di Puglia ce n’è una molto amata. Il suo nome è paparina. Si trova sul finire dell’inverno e, se siete fortunati, anche sul finire dell’autunno. Il papavero o paparina è una pianta commestibile, dunque. Conosciamola più da vicino, vediamo la ricetta della paparina e scopriamo come si chiama nelle altre regioni.

Conosciamo il papavero comune

Etimologia del termine papavero

Il nome papavero deriva dal sanscrito papavira o papavera, che significa succo nocivo. Dal sanscrito l’etimologia ci porta all’arabo papámbele. Alcuni studiosi ritengono che il nome papavero possa derivare dal celtico “papa”, che significa pappa per bambini, con il significato di pappa preparata per favorire il riposo. Ma questa ipotesi non trova alcun riscontro. La desinenza del nome papavero potrebbe invece derivare da roia (melograno) o da rheo (scorrere via, in greco), il primo con riferimento al colore dei petali, il secondo invece con riferimento alla caducità repentina dei petali stessi.

Dove si trova il papavero

Dovete sapere che il papavero comune è presente in Italia ed in tutto il bacino del Mediterraneo sin dal periodo del Neolitico. In Italia è presente in tutte le regioni, sia nelle zone costiere che nei fondivalle ai piedi delle Alpi, ed incluso nel Carso. Il papavero si trova ovunque, lungo le strade, negli orti e nei giardini, su suoli prevalentemente argillosi.

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La pianta del papavero: parti commestibili, e in che modo

La pianta del papavero in realtà è tossica in quanto contiene alcaloidi, ma in dosi modeste può regalare al massimo un lieve effetto sedativo. Per questo motivo possiamo considerare la pianta del papavero innocua e dedicarci alla raccolta delle rosette. In alcune regioni italiane le rosette del papavero si gustano crude, altrove invece si gustano cotte. Per la notevole presenza di antociani, i petali hanno un bel colore rosso intenso, e sono sovente ingrediente di prodotti di cosmesi. I semi invece si usano per dare gusto e colore a prodotti da forno.

Gli innumerevoli nomi del papavero

Se dovessimo elencare tutti i nomi con i quali il papavero è conosciuto in Italia non finiremmo mai. Il papavero non è prerogativa di nessuna regione italiana ma naturalmente ciò che può cambiare sono le ricette per prepararlo e gustarlo. Vediamo alcuni dei nomi più comuni:

  • Bambagella, Bamboccia, Bombacella, Bubboline (Toscana)
  • Basa done, Beledon, Bianch e rouss, Done, Done Rousse, Donetta, Dunne, Dunnie (Piemonte)
  • Baxadonna, Cunfou, Done, Fantina, Fantineti, Flù de babi (Liguria)
  • Cerchioni (Veneto)
  • Confalone, Pompola, Popolana (Lombardia)
  • Confanon, Fioron d’ gren (Emilia-Romagna)
  • Confenon (Friuli)
  • Papavero sercian, Rosole (Veneto)
  • Pabaule ruju, Mapol (Sardegna)
  • paparina (Campania)
  • paparina, papagna, schiattarola (Puglia)
  • Madonine (Lombardia)
  • Pampaberu (Abruzzo)
  • Papata (Marche)
  • Pappata rossa (Umbria)
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Ce ne sarebbero ancora molti altri perché il papavero cambia nome non solo da regione a regione ma anche all’interno della stessa regione da provincia a provincia.

Come si prepara la paparina in Puglia: ricetta della paparina

Come detto in Puglia il papavero comune o rosolaccio si chiama paparina, ma anche papagna o schiattarola. In realtà la papagna non è la paparina e qui dobbiamo fare una piccola precisazione. Mentre la paparina è il papavero comune o rosolaccio, la papagna è il papaver somniferum, cioè il papavero da oppio. Se dunque vi trovate in Puglia e sentite qualche anziano far riferimento alla papagna che si dava ai bambini (una tisana per farli dormire), non è una tisana a base di rosolaccio, ma di papavero da oppio, che si coltivava in abbondanza nel secolo scorso. Ma torniamo alla nostra paparina. Si tratta di uno dei prodotti tipici regionali più gustosi e spesso introvabili per via della sua stagionalità. Se avete avuto la pazienza di raccoglierla o l’avete acquistata dal fruttivendolo, procedete in questo modo.

Ricetta della paparina

  • lavate molto bene la paparina sciacquandola a più riprese e aggiungendo un pizzico di bicarbonato all’acqua di lavaggio
  • rimuovete eventuali radici legnose e foglioline ammaccate
  • preparate un’ampia teglia nella quale avrete messo olio pugliese, peperoncino se gradito, uno sponzale a rondelle e una manciata di olive leccine (se le trovate denocciolate, ancora meglio)
  • aggiungete la paparina a crudo, portate sulla fiamma e coprite
  • regolate di sale e portate a cottura
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A differenza delle altre erbe selvatiche commestibili che si trovano in Puglia come la cicoria selvatica o il tarassaco, la paparina non necessita di essere sbollentata in precedenza, nè di essere lasciata a bagno in acqua fredda. Se non avete modo di trovare la paparina o non avete tempo di prepararla, La Terra di Puglia la propone già pronta da consumare, preparata secondo la ricetta della tradizione!