negroamaro - vini pugliesi - La Terra di Puglia

Noto per essere uno dei vini più famosi del Salento insieme forse al Primitivo, il Negroamaro è molto di più di un vino. Si tratta infatti di un vitigno, autoctono del Salento ma anche di tutta la Puglia. Lo si usa per dar vita a vini monovarietali (detti anche vini in purezza) o plurivarietali (i cosiddetti bland). Ma forse non tutti sanno che il Negroamaro nasconde una storia curiosa ed interessante. 

Cosa significa Negroamaro

Prima di raccontarvi la nostra piccola grande curiosità in merito al vino Negroamaro, spendiamo due parole sull’etimologia del nome. Il nome del vitigno non deriva dal fatto che è scuro e amaro come sarebbe lecito immaginare. Il suo nome è frutto di una “crasi”, ovvero dell’unione di due parole. In questo caso si tratta di una parola latina e di una greca: Niger vuol dire nero, e Mavrós vuol dire a sua volta nero. Un nome che fa dunque riferimento al colore scuro di questo vitigno così rappresentativo di questa terra.

Si tratta di un vitigno che dà il meglio di sé se allevato ad alberello, ad un’altezza non eccessiva, ma vicina al suolo. Un suolo che dev’essere preferibilmente argilloso e calcareo ma anche umido quanto basta.

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Una cosa che non tutti sanno sul Negroamaro

Veniamo ora alla nostra curiosità sul vitigno e sul vino Negroamaro. Ebbene, dovete sapere che la vocazione vitivinicola Pugliese ed in particolar modo Salentina è davvero piuttosto recente. Effettivamente, fino agli anni Sessanta del Novecento tutti i vini (o la maggior parte dei vini, con eccezione dei vini da tavola per il mercato locale) prodotti in Puglia partivano alla volta del nord Italia oppure della Francia. Si trattava, come si dice in gergo, di vini “da taglio”, usati per conferire maggior colore o sapore ai vini prodotti altrove.

Un modo di fare che regalava, se così vogliamo intenderli, guadagni “facili”, ma non induceva i produttori salentini ad andare alla ricerca di una maggiore qualità, di studiare ed approfondire le tecniche produttive, di incuriosirsi per dar vita a prodotti di pregio sempre maggiore.

Solo dal 1957 si ha la svolta. I produttori locali cominciano ad immaginare il Negroamaro come un vino capace di sostenersi da solo, senza necessità di entrare a far parte di altri blend con vitigni provenienti da luoghi anche molto lontani.

Naturalmente, questa nuova prospettiva ha spinto i produttori a lavorare su volumi più ridotti, ma ad insistere sulla qualità. E ad intraprendere un percorso che ancora oggi regala frutti eccezionali, che raccogliamo giorno dopo giorno sulle nostre tavole….e nei nostri calici!

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