
Il resto — l’80% di Herdonia — è ancora lì, sotto terra, intatto. Non disperso, non distrutto. In attesa.
Herdonia in numeri: perché è un sito eccezionale
Prima di entrare nella storia, i dati che inquadrano l’importanza del sito.
estensione totale della città romana, racchiusa dalle mura perimetrali
della città ancora sotto terra — solo 4-5 ettari sono stati scavati in 60 anni
anno di inizio degli scavi, guidati dall’archeologo belga Joseph Mertens
volumi scientifici pubblicati sulla serie “Ordona” — Herdonia è famosa tra gli archeologi di tutto il mondo
Herdonia è uno dei pochi grandi siti romani italiani privi di sovrapposizione urbana moderna: non c’è una città sopra, non ci sono palazzi o infrastrutture che impediscano di scavare. Una condizione rarissima, condivisa solo con pochi altri siti nel Mediterraneo. È uno dei motivi per cui la comunità scientifica internazionale la conosce e la studia — mentre il grande pubblico, anche pugliese, quasi non sa che esiste.
Una storia che inizia prima di Roma
Per capire Herdonia bisogna tornare indietro molto più dell’epoca romana. Le prime tracce di vita su questa collina risalgono al Neolitico: capanne, case, tombe rinvenute durante gli scavi raccontano di un territorio abitato senza interruzione per millenni.
Herdonia era originariamente un centro dauno — uno dei popoli autoctoni della Puglia settentrionale che abitarono la Daunia prima dell’arrivo di Roma. Fu solo nel III secolo a.C. che la città entrò nell’orbita romana, diventando progressivamente un nodo strategico e commerciale di primaria importanza.

La posizione geografica era tutto. Herdonia si trovava all’incrocio di alcune delle principali arterie viarie dell’Italia meridionale. La via Traiana, realizzata dall’imperatore Traiano nel 109 d.C. per collegare Benevento a Brindisi, attraversava la città e divenne rapidamente la principale alternativa alla via Appia per chi attraversava la Puglia. Herdonia era, di fatto, un nodo obbligato del traffico commerciale del Sud Italia.
Il momento più buio: Annibale passa da qui
La storia di Herdonia non è solo di splendore commerciale. C’è anche il sangue.
Dopo la battaglia di Canne del 216 a.C. — combattuta a pochi chilometri di distanza, nel basso Tavoliere — Herdonia revocò la propria fedeltà a Roma e si schierò con Annibale. Una scelta pagata carissima. Nel 212 a.C. e poi ancora nel 210 a.C. si combatterono nei pressi della città due delle battaglie più sanguinose della Seconda Guerra Punica, con l’esercito romano annientato in entrambe le occasioni.
Ma alla fine fu la stessa Herdonia a pagarne le conseguenze: Annibale la incendiò e distrusse, per punire i notabili locali che avevano ricominciato a tramare con Roma. La città fu rasa al suolo. Rinacque. Come fanno le città pugliesi, rinacque.
Herdonia non è solo archeologia: è un luogo dove la grande storia — Annibale, Roma, le guerre puniche, Federico II — ha lasciato tracce fisiche ancora visibili. Camminare sul sito significa letteralmente camminare sugli stessi luoghi dove si sono svolti eventi che hanno cambiato il corso della storia mediterranea.
L’apice imperiale: quando Herdonia era grande
Dopo l’89 a.C., con il consolidamento della presenza romana, Herdonia divenne un municipium romano e conobbe la sua stagione di massima espansione in età imperiale.
Tra il I e il IV secolo d.C. la città era un centro vivo e prospero. Al centro il foro — cuore politico, economico e sociale — circondato da edifici pubblici e botteghe. La basilica civile per la giustizia e gli affari. Le terme, il macellum (mercato coperto), i magazzini per lo stoccaggio del grano, le locande lungo la via Traiana. E l’anfiteatro.
Herdonia non era una città di provincia dimenticata. Era una città che funzionava — che commerciava, produceva, viveva.
Poi, dopo il sisma del 346 d.C., il lento declino. La città si trasformò, sopravvisse alle invasioni barbariche, ospitò uno dei castelli di Federico II di Svevia nel Duecento — segno che il sito conservava ancora importanza strategica nel Medioevo. Ma fu abbandonata definitivamente tra il XIV e il XV secolo.
Per secoli, i campi del Tavoliere la coprirono. Poi arrivò il 1962. E arrivarono i Belgi.
La scoperta: perché sono stati gli archeologi belgi?
Questo è forse il dettaglio più sorprendente di tutta la storia di Herdonia.
A scoprirla non furono archeologi italiani, ma un team dell’Institut Historique Belge de Rome, guidato dall’archeologo Joseph Mertens dell’Università di Lovanio. Arrivarono nel novembre del 1962 e cominciarono a scavare in un’area che in pochi avevano davvero esplorato con metodo scientifico.
La prima campagna durò trent’anni ininterrotti. In quel periodo Herdonia divenne un punto di riferimento internazionale: centinaia di studenti belgi, italiani e di altri paesi vennero qui per le prime esperienze di scavo sul campo. Dal 1993 all’équipe belga si aggiunse quella italiana, guidata dal professor Giuliano Volpe delle Università di Bari e di Foggia.
Il risultato è documentato in 13 volumi della serie scientifica “Ordona” (1965–2021), conosciuti in tutto il mondo accademico. Herdonia è famosa tra gli archeologi. In Italia, quasi nessuno ne ha sentito parlare.
Il blocco degli scavi: vent’anni persi
Nel 2000 gli scavi si fermarono di colpo. Un contenzioso tra il Ministero dei Beni Culturali e i proprietari privati dei terreni bloccò tutto. Per più di vent’anni, Herdonia rimase ferma.
Nel frattempo, quello che era stato portato alla luce cominciò a deteriorarsi. La vegetazione riprese possesso degli spazi. Gli affreschi restaurati avevano bisogno di nuovi interventi. I pannelli si rovinarono alle intemperie. Alcuni monumenti, non potendo essere garantiti nella conservazione, vennero nuovamente sepolti in fretta.
- 2000 — interruzione degli scavi per contenzioso tra MiBACT e proprietà privata dei terreni
- 2014 — il Ministero acquisisce una parte dei terreni
- Maggio 2022 — completata l’acquisizione della restante parte; inizia la fase di progettazione della nuova campagna di scavi
- 2024 — interrogazione parlamentare al Ministero della Cultura per sollecitare interventi urgenti di manutenzione e valorizzazione
La situazione ha spinto la cittadinanza a candidare il sito tra i Luoghi del Cuore del FAI. È anche stata avviata una convenzione tra il Segretariato regionale del MiC Puglia e il Politecnico di Bari per una campagna di rilievi scientifici con laser scanner e droni, con l’obiettivo di documentare e valorizzare il patrimonio visibile.
I terreni sono finalmente dello Stato dal 2022. La fase di progettazione della nuova campagna di scavi è in corso. Il potenziale è immenso — e la direzione sembra quella giusta. Resta da vedere con che tempi si passerà dalla progettazione ai cantieri.
Cosa si vede oggi visitando Herdonia
Nonostante gli anni di abbandono, Herdonia vale la visita. Ecco cosa trovi oggi sul sito.
- Il Foro — il cuore della città romana, con i basamenti delle statue, i resti della pavimentazione e le tracce dei portici che lo circondavano. Ancora perfettamente leggibile nella sua planimetria.
- La Basilica — l’edificio rettangolare per la giustizia e gli incontri pubblici. Strutture murarie significative ancora in piedi.
- Le Terme — il complesso termale parzialmente scavato. La complessità dell’impianto idraulico romano è ancora intuibile.
- Il Macellum — il mercato circolare, raro esempio di questa tipologia architettonica nel Sud Italia.
- L’Anfiteatro — i resti del piccolo anfiteatro a nord-est del sito, dove si svolgevano spettacoli e giochi pubblici.
- La Via Traiana — tratti ben conservati dell’antica strada romana che attraversava la città. Camminabili ancora oggi.
- Le Mura Perimetrali — visibili con la porta principale fiancheggiata da torri in opus reticulatum.
- La Necropoli — all’esterno delle mura, l’area funeraria con splendidi esempi di ceramica daunia.
A pochi metri dall’area archeologica si trova HerMA, il Museo Archeologico Herdonia inaugurato nel 2017, che raccoglie i reperti più significativi e racconta la storia della città dall’età daunia ai giorni nostri.
L’ingresso al sito è gratuito.
Come arrivare a Herdonia
Herdonia si trova a pochi passi da Ordona, in provincia di Foggia. Facilmente raggiungibile in auto da Foggia (circa 25 km) seguendo le indicazioni per Ordona dal raccordo autostradale A16.
Attenzione: l’accesso al sito passa attraverso una masseria privata — il cancello è aperto negli orari di visita, ma non aspettarti indicazioni stradali evidenti. Herdonia si raggiunge sapendo dove si trova. Usa il navigatore con “Scavi Archeologici di Herdonia, Ordona” come destinazione. Niente bar, niente bagni pubblici nelle vicinanze: portati quello che ti serve.
Una gemma da riscoprire, per i pugliesi prima di tutto
Herdonia non è solo una questione di archeologia. È una questione di identità.
La Puglia ha costruito la sua immagine turistica su mare, trulli, masserie e ulivi millenari. Ma ha una storia stratificata e profonda — dal Neolitico all’Impero Romano fino al Medioevo svevo — che aspetta di essere raccontata meglio. Herdonia è uno dei capitoli più straordinari di questa storia. E paradossalmente uno dei meno conosciuti.
Se sei pugliese e non l’hai ancora visitata, hai un ottimo motivo per farlo questo fine settimana. Se stai pianificando un viaggio in Puglia e cerchi qualcosa fuori dai circuiti affollati, Herdonia ti darà una delle esperienze più autentiche e sorprendenti di tutta la regione.
Una città intera sotto la terra del Tavoliere. L’80% ancora da scoprire. Ingresso gratuito. C’è davvero bisogno di aggiungere altro?
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Fonti: Wikipedia – Herdonia; Comune di Ordona – Scavi Archeologici Herdonia; FAI – Luoghi del Cuore; Giuliano Volpe, giulianovolpe.it; l’Immediato – interrogazione parlamentare marzo 2024; Segretariato MiC Puglia / Politecnico di Bari, convenzione ArCoD 2024.











