La Puglia ha 63 denominazioni DOP e IGP: 25 prodotti alimentari (14 DOP e 11 IGP) e 38 vini. Le ultime arrivate sono del 2026: la Zampina di Sammichele di Bari IGP a giugno, il Capocollo di Martina Franca IGP il 15 ottobre, l’Oliva Alta Daunia DOP il 22 ottobre. Qui c’è l’elenco completo, prodotto per prodotto, con la zona di ognuno e la spiegazione delle sigle.

Una DOP o una IGP non è un’etichetta di cortesia: è un nome protetto dall’Unione europea, che può usare solo chi produce dentro una zona delimitata e rispetta un disciplinare. In Puglia questi nomi raccontano la geografia della regione meglio di una cartina: gli oli delle cinque zone olivicole, i formaggi della Daunia e della Murgia, gli agrumi del Gargano, il pane di Altamura. Ecco quali sono, aggiornati a fine ottobre 2026.

Capocolli avvolti nella tela appesi a stagionare in una cella

Capocolli in stagionatura: il Capocollo di Martina Franca è IGP dal 15 ottobre 2026.

DOP, IGP e STG: cosa vogliono dire

Le regole stanno nel regolamento europeo 2024/1143, in vigore dal 13 maggio 2024.

  • DOP, Denominazione di origine protetta: il prodotto deve le sue caratteristiche essenzialmente alla zona di origine, ai suoi fattori naturali e umani, e tutte le fasi di produzione avvengono dentro la zona.
  • IGP, Indicazione geografica protetta: la qualità, le caratteristiche o la reputazione del prodotto sono legate al luogo d’origine, e almeno una fase di produzione avviene nella zona.
  • STG, Specialità tradizionale garantita: protegge una ricetta o un metodo tradizionale, in uso da almeno trent’anni, senza nessun legame con una zona.

In una riga: la DOP vuole tutto nella zona, l’IGP almeno una fase, la STG protegge una ricetta e non un territorio. Per i vini le sigle italiane stanno dentro quelle europee: DOCG e DOC sono DOP, le IGT sono IGP.

I formaggi

  • Canestrato Pugliese DOP (1996): tutta la provincia di Foggia e alcuni comuni vicini della provincia di Bari.
  • Caciocavallo Silano DOP (1996): interregionale, con Calabria, Campania, Molise e Basilicata. In Puglia comprende comuni del Gargano e del Subappennino Dauno, della Murgia barese e tarantina e del nord del Brindisino. Ne parliamo nella pagina sul caciocavallo.
  • Mozzarella di Bufala Campana DOP (1996): interregionale. In Puglia, dal 2007, una parte della provincia di Foggia, con Manfredonia, Lesina e Poggio Imperiale.
  • Ricotta di Bufala Campana DOP (2010): interregionale. In Puglia, la fascia di pianura e collina della provincia di Foggia ai piedi del Gargano.
  • Mozzarella di Gioia del Colle DOP (2020): 16 comuni della provincia di Bari, 6 della provincia di Taranto e una parte del comune di Matera. La raccontiamo nella pagina sulla mozzarella di Gioia del Colle.
  • Burrata di Andria IGP (2016): tutta la Puglia. Vedi la nostra pagina sulla burrata pugliese.

Gli oli extravergine

Cinque DOP disegnano le zone olivicole della regione, e dal 2019 una IGP le comprende tutte. Le differenze fra le zone sono spiegate nella pagina sulle zone di produzione dell’olio pugliese.

  • Collina di Brindisi DOP (1996): Carovigno, Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Ostuni, San Michele Salentino, San Vito dei Normanni, Villa Castelli.
  • Dauno DOP (1997): la provincia di Foggia.
  • Terra di Bari DOP (1997): comuni della provincia di Bari.
  • Terra d’Otranto DOP (1998): tutta la provincia di Lecce, la provincia di Taranto tranne i comuni delle Terre Tarentine, e dodici comuni della provincia di Brindisi.
  • Terre Tarentine DOP (2004): una parte di Taranto e dodici comuni della provincia, da Ginosa a Martina Franca.
  • Olio di Puglia IGP (2019): tutta la regione.

Le olive da tavola

  • La Bella della Daunia DOP (2000): Cerignola, Orta Nova, San Ferdinando di Puglia, Stornara, Stornarella, Trinitapoli. È la bella di Cerignola.
  • Oliva Alta Daunia DOP (22 ottobre 2026): olive intere in salamoia di varietà Peranzana, da San Paolo di Civitate, Apricena, Torremaggiore, San Severo e Lucera.

Frutta e ortaggi

  • Arancia del Gargano IGP (2007) e Limone Femminello del Gargano IGP (2007): Vico del Gargano, Ischitella, Rodi Garganico.
  • Clementine del Golfo di Taranto IGP (2003): Palagiano, Massafra, Ginosa, Castellaneta, Palagianello, Taranto, Statte. Vedi le clementine.
  • Carciofo Brindisino IGP (2011): Brindisi, Cellino San Marco, Mesagne, San Donaci, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, San Vito dei Normanni, Carovigno. Vedi i carciofi.
  • Uva di Puglia IGP (2012): uva da tavola dei comuni delle sei province sotto i 330 metri di altitudine.
  • Patata novella di Galatina DOP (2015): 19 comuni della provincia di Lecce, fra cui Galatina, Gallipoli, Nardò, Ugento e Taviano.
  • Cipolla bianca di Margherita IGP (2015): la fascia costiera di Margherita di Savoia, Zapponeta e Manfredonia.

Legumi, pane e salumi

  • Lenticchia di Altamura IGP (2017): interregionale. Altamura e altri comuni della Murgia, da Gravina a Santeramo, più comuni della Basilicata come Matera.
  • Pane di Altamura DOP (2003): Altamura, Gravina in Puglia, Poggiorsini, Spinazzola, Minervino Murge. Il disciplinare è spiegato nella pagina sul pane di Altamura DOP.
  • Capocollo di Martina Franca IGP (15 ottobre 2026): Martina Franca, Cisternino e Locorotondo, sopra i 350 metri. Ecco la pagina sul capocollo di Martina Franca.
  • Zampina di Sammichele di Bari IGP (giugno 2026): l’insaccato fresco del solo comune di Sammichele di Bari.

I vini: 32 DOP e 6 IGP

Nel registro europeo i vini pugliesi sono 38 denominazioni. Quattro DOP hanno in Italia la menzione DOCG: Primitivo di Manduria Dolce Naturale, Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva.

Le altre 28 DOP sono DOC: Aleatico di Puglia, Alezio, Barletta, Brindisi, Cacc’e mmitte di Lucera, Castel del Monte, Colline Joniche Tarantine, Copertino, Galatina, Gioia del Colle, Gravina, Leverano, Lizzano, Locorotondo, Martina, Matino, Moscato di Trani, Nardò, Negroamaro di Terra d’Otranto, Orta Nova, Ostuni, Primitivo di Manduria, Rosso di Cerignola, Salice Salentino, San Severo, Squinzano, Tavoliere delle Puglie, Terra d’Otranto.

Le 6 IGP sono IGT: Daunia, Murgia, Puglia, Salento, Tarantino, Valle d’Itria. Ne parliamo nella pagina sui prodotti IGT della Puglia, e i vini sono raccontati nella sezione i vini di Puglia.

Le domande in corso

Due nomi pugliesi sono in attesa. La Cicoria puntarelle molfettese chiede l’IGP: la domanda è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 20 luglio 2026 e riguarda Bisceglie, Bitonto, Giovinazzo, Molfetta, Terlizzi e Ruvo di Puglia. L’Oliva dolce di Bitetto ha chiesto la DOP all’inizio del 2026.

Oltre le DOP e le IGP. La Puglia ha anche un marchio regionale, «Prodotti di Qualità», per le produzioni certificate dal Regime di qualità regionale, e 414 prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) nell’elenco del Ministero dell’agricoltura, dalle cartellate ai taralli, dalle orecchiette al pasticciotto. I PAT li individua ogni Regione, e il Ministero li riunisce in un elenco nazionale aggiornato ogni anno.

Un elenco che cambia. Nel 2026 le denominazioni pugliesi sono cresciute di tre. Questa pagina è aggiornata al 31 ottobre 2026 sul registro europeo delle indicazioni geografiche, eAmbrosia. Le altre specialità di casa sono nella sezione dei prodotti tipici regionali della Puglia.

Domande frequenti

Quanti sono i prodotti DOP e IGP della Puglia? 63 denominazioni: 25 prodotti alimentari, cioè 14 DOP e 11 IGP, e 38 vini, cioè 32 DOP e 6 IGP.

Qual è la differenza fra DOP e IGP? Nella DOP tutte le fasi di produzione avvengono nella zona d’origine. Nell’IGP basta almeno una fase, e il legame con il luogo può essere anche la reputazione.

Quali sono le ultime DOP e IGP pugliesi? Tre del 2026: la Zampina di Sammichele di Bari IGP, il Capocollo di Martina Franca IGP e l’Oliva Alta Daunia DOP.

Che cos’è una STG? Una specialità tradizionale garantita: protegge una ricetta o un metodo tradizionale, in uso da almeno trent’anni, ovunque venga prodotto, senza legame con una zona.