Pubblichiamo con piacere un pensiero inviato da un nostro visitatore (Francesco Pasanisi), sperando di accendere una discussione costruttiva.

DIVISIONI? UTILI SOLO IN ARITMETICA

Ultimamente si è riaccesa la proposta/diatriba circa la discutibile proposta di istituire la Regione Salento. Certamente diventa inevitabile tener conto della passionalità di alcuni salentini favorevoli al progetto. Bisogna considerare che ognuno di noi possiede un personalizzato “sturm, un drang” a fronte della questione che si preferisce. Parlando con alcuni fra i salentini favorevoli al progetto (alla secessione) oppure leggendo i loro commenti in rete, si noterà una nota agrodolce di ribellismo “rivoluzionario” contro “Bari ladrona” (cosa vi ricorda?) che, analizzandolo, non è dissimile dal dannoso “NON-voto di protesta” perpetrato da anni ad opera di gente passionale ed assai puntigliosa per quel che concerne la scelta di simboli e candidati. Passionalità eccessiva, quindi, un troppo amore che, come nell’opera Manfred di Byron, potrebbe uccidere l’amata (nel nostro caso il Salento) con un abbraccio troppo stretto (la secessione dalla Puglia). La Regione Salento sembra essere il frutto dell’oblio italiano: sembra che esista gente che ha dimenticato a cosa portò il protezionismo nell’Italia del famigerato Ventennio. Tale proposta geo-storica costituisce un limite al progresso tou court (globali in primis, ma anche semplicemente mentale visto che è un’idea che cir rimanda a carte geografiche ormai logorate ed ingiallite dai secoli) e non è da escludere un gioco alle poltrone. È un oblio storico a senso unico che mina anche la colorita particolarità della Puglia, un insieme di dialetti, usanze e culture fra loro differenti che ne fanno una regione interessante e molto frequentata da turisti e celebrità nei periodi di vacanza. La nostra regione a livello economico e lavorativo primeggia nel Mezzogiorno e se qualcuno lamenta che “Bari è ladra”, è bene che legga un buon libro d’educazione civica, giusto per informarsi su che percorso fanno i fondi regionali i quali, certamente, non nascono spontaneamente, come fossero muffe, nella regione stessa.